Rossana

Il Lago di Rocca Rossa, Roca Rusa, tra Roca Bianca e la Gardetta, è piccolo e nascosto. Ha due fratelli: uno dura poco, l’altro vince a volte l’estate per attendere la neve. Li vedi soltanto quando gli sei addosso, i bei laghetti; se sei sceso a precipizio dalle praterie o ti sei arrampicato sulla corona di rocce che protegge Balma Superiore. Li ha scavati il ghiaccio, con una sponda di pietre da una parte e contro la montagna dall’altra. Poca acqua, quanto basta a riflettere il cielo, e sbocco verso valle a dare misura di immenso, lì dove tutto è piccolo, prezioso e piccolino.
Un gioiello. A colore variabile, dal bianco invernale al verde all’arcobaleno d’autunno, con tanto rosso e arancio e giallo a far risaltare il blu, ricamato da nubi così soffici che vien voglia di prenderle per farsene un guanciale.
Manca Roca Rusa, quella non c’è, o non si vede. Come la fatina che abita le acque. È lei che tiene tutto sempre bello bello bello. Bisognerebbe esser lì quando cantano le rane, per vederla, Rossana, o quando l’aquila perde una penna, quando passa il lupo o vola la prima farfalla.
È Rossana che propizia tutto. Senza dir nulla, senza chieder nulla. Non vuole apparire.
Perché è una fata, non una strega.