I carboni di Bourcet

In questi giorni di parole sulla scomparsa d’un essere non umano, di un criminale nazista, cui soltanto il silenzio freddo e secco può offrire cornice, mi sono venuti in mente i carboni di Bourcet; delle case dei villaggi arse il 26 marzo 1944.
Quelli di Collet e quelli di Serre Sap, e di Sap Sec, e di Bergon, e tanti altri ancora, neri come l’anima di chi li produsse, lucidi come la malvagità di chi nega l’orrore passato, efferati e sfacciati a ferire ancora e sempre la coscienza di chi su di loro posa gli occhi; terribili come chi quegli orrori riproporrebbe se si dimenticasse.
Quei carboni, reliquie di speranze, fiducie, sogni, affetti e carezze, quelli potrebbero parlare, se il silenzio non fosse pietra tombale più pesante, non per dimenticare, ma per espellere dall’umanità chi umano non è.
In silenzio, senza perdono.