Casette

Dopo una lunga salita tra boschi che si susseguono a boschi e che mette a dura prova anche l’auto, infine l’orizzonte si apre di colpo, si riempie di luce e il mondo è soltanto più cielo.
Siamo alla Cappella, la porta di Bourcet per chi non va a piedi. Si continua leggeri, la strada è piana, a tratti scende pure un po’, scortata da rocce severe coperte di fiori e cespugli che cambiano colore di stagione in stagione.
Dopo il primo costone a funger da fondale, un secondo, altrettanto bello, e poi un altro e poi ancora, finché… il fiato si ferma e gli occhi non credono: lì, proprio lì, di fronte a te, a un tiro di sasso, tanto vicine da pensare di poterle toccare, sono apparse le case; ma non dove stanno di solito le case, no! Là in alto, a picco sulle rocce, tanto improvvise e tanto belle da non sembrare vere: Casette! Così si chiama quel villaggio, e la prima immagine che cogli ne giustifica il nome. Tutte assieme abbracciate a tenersi per mano, per non cadere, per farsi coraggio di notte, per ballare di giorno quando il sole canta forte. E per non scivolare sulla neve in inverno. Casette. Un’idea, un sogno, un miraggio. E di più non racconto, a non sciogliere il bello che dolce ti ha preso posto negli occhi, nel cuore.
Casette. Magia d’amore.