Culla i narcisi

Zigolo giallo (r. ribetto)

Zigolo giallo (r. ribetto)

In montagna, non troppo in alto che allora ci sono soltanto più pietre, e nemmeno troppo in basso dove gli alberi coprono così fittamente il suolo che non cresce un filo d’erba, c’è una fascia di terra particolare che tocca il cuore, sempre, e in particolare quando regna ormai ben salda la primavera.
È dove ci sono le praterie, ma vi crescono ancora i larici, a volte spersi e solitari, a volte in gruppi spavaldi e saldi, e ci sono i cespugli a impedire di passare, per proteggere chi nel folto ha il nido, o ha deposto le uova, o semplicemente si nasconde.
E ci sono tanti tanti narcisi, così tanti da far bianca la terra come fosse neve.
In quei luoghi succede che inattesa la nebbia si soffermi, e allora tutto tace e sembra fermo, pure il vento, che non scuote più i narcisi, i tulipani o i primi gigli bianchi che provano a farsi strada nell’erba alta.
In quel silenzio d’incanto, che non fa paura perché è dolce e carezza il cuore, può capitare di sentire cinque o sei note acute tutte in fila e tutte uguali, e poi una a finire più bassa e assai più lunga.
Una cantilena, un motivo musicale delicato, a non disturbare. Eccolo di nuovo, mentre ascolti. Si ripete sempre uguale e tu guardi e non vedi nulla. Ti sposti piano e cerchi, e poi ancora, niente, mentre le note tutte uguali in fila, più quella lunga del finale, si ripetono a cadenza regolare, quasi una sfida a dirti: trovami se ci riesci. Chi è, ti domandi, che canta così lieve…
Infine scopri un uccellino giallo giallo sull’ultimo ramo alto d’un larice contorto. Un canarino, pensi, tanto è giallo e tanto è bello che neppure la nebbia riesce a spegnerne la luce. E ti chiedi chi mai sia.
Lo chiamano zigolo, zigolo giallo e ha pure un nome scientifico, che però è brutto e allora non lo dico.
Raccontano sia parente dei passeri perché ha il becco tozzo.
Sarà…
In realtà quell’uccellino giallo canterino capace di sfidare la poesia del silenzio, è lì per cullare il sonno dei narcisi, che quando indugia la nebbia dormono, per essere ancora più belli quando torna il sole.
E disturbarlo è peccato grave.

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