L’Alpe

A Usseaux, a metà strada tra Balboutet e Pian dell’Alpe, dopo Roca Barletta e prima dell’erta finale che apre lo sguardo sui prati più belli della valle, un po’ discosto sulla sinistra, quasi a schernirsi e nascondersi, sorge timido un piccolo villaggio, un pizzico di case di pietra e larice, cresciute su una cresta, da contarsi sulle dita di una mano.
L’Alpe.
A monte s’apre la valle da dove si lancia il vento per pulire e lucidare le lose dei tetti, di fronte s’erge l’immensità della montagna del Laux con dietro l’Albergian, vigile e protettivo dalla notte dei tempi e sin quando sarà cielo, e giù in basso, infine, addormentate nei prati che a primavera sono d’un verde di magia che nemmeno in sogno si può ricostruire e descrivere, ecco le case del Laux, appena segnate dal campanile bianco.
Tutte diroccate, le miande dell’Alpe.
Tutte sole, fredde.
Tutte piegate.
Forse per questo il villaggio è timido. Non vuole si sappia che chi l’ha eretto non ha avuto figli capaci di tramandarlo nel tempo.
Però quelle case sono ugualmente belle, come fatte per stare in una cartolina d’incanto.
Nessuno pare andarci più, e forse è bene, per non svegliare nulla. Perché forse quelle pietre avrebbero storie tristi da raccontare, ché altrimenti non si spiega il loro essere sole nel vento.
È il segreto dell’Alpe, dove la montagna carezza il cielo e dove, allargando le braccia, puoi sorridere al Laux laggiù in basso e abbracciare tutta la valle.
Per dirle che le vuoi bene.

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