La ‘Cupura’

Il Forte di Fenestrelle

Il Forte di Fenestrelle

Il tratto di strada che, lasciata Fenestrelle, si inerpica di colpo per raggiungere Usseaux, un tempo era noto come “La Cupura”.
Era conosciuta come una strada severa, in mezzo alle rocce, preda delle slavine con la neve. Nessuno ne ha mai sottolineato la bellezza; non si raccoglieva niente lungo quella strada – raccolta lavanda riservata – e non c’era niente da prendere; lì si passava e basta.
Poi, nel 2006, sono arrivate le Olimpiadi invernali. Tra le pochissime cose buone hanno portato una galleria che, passando nella montagna, ha permesso agli abitanti dell’alta valle di vivere sereni e di far sberleffi alle slavine.
Della Cupura non s’è più parlato. Persino andarci a piedi è complicato, adesso. Nessuno ha pensato di lasciare un piccolo passaggio, a misura umana. Quel tratto di strada oggi è dimenticato, e bellissimo.
Vi regna il silenzio, turbato soltanto un po’ dal vento e dal vecchio Chisone che borbotta in basso; allo sbocco della valle vigila il Forte di Fenestrelle, in alto, a sinistra per chi sale, fa capolino il villaggio del Laux, e sopra, da dove le slavine continuano a scendere, è regno naturale, ricco e prosperoso. Perché quel luogo è caldo e lì stanno tutti bene, piante e animali. In estate è un formicolare di farfalle, che oggi nessun’auto più schiaccia sull’asfalto: in questo le Olimpiadi un miracolo l’han fatto.
Cespugli e erbe sgretolano l’antica strada in fretta, con naturalezza e semplicità, e le pietre cadute rendono meno monotono il nastro grigio che sbiadisce.
Ovunque sono i segni dell’antica gloria. I cartelli prepotenti che vietano la raccolta della lavanda, sovrapposti nei tempi dei tempi, quelli dei cacciatori che rivendicano i loro discutibili diritti, le scritte tecniche della strada; e ancora una scritta riparata sotto roccia a inneggiare a Fuente, ciclista scalatore spagnolo dei decenni andati, a ricordare che lì passava pure il Giro d’Italia. E poi due lapidi, a evocare pensieri tristi, a dire che pure la morte è parte della vita, anche in posti tanto belli.
Sulle pareti sovrastanti, resistono griglie e pali, putrelle, cavi in acciaio, chiodi nelle rocce e mille altri inutili
ammennicoli dei quali erano le nevi della slavina, e i sassi, a farsi sberleffi e beffe.
Tutti quelli che sono passati han lasciato la loro firma, ed è bello scorrere in quei segni la storia che lì è stata.
Un giorno o l’altro qualche fine pensatore scoprirà che in quel tratto di strada morta si può fare un percorso a piedi. Serviranno un mucchio di soldi. Europei. Ci spiegheranno le meraviglie della pensata e piazzeranno un mucchio di nuovi segni, cancellando quelli vecchi e con essi la bella storia.
Ma occorre aspettare un po’, che la vecchia strada deperisca ancora, che si debba lavorare molto per ottenere un passaggio per i piedi . Se no, che progetto è?
Intanto le erbe, e i cespugli di prugnolo, persino qualche pino nato da poco, assieme alla lavanda che non sente di appartenere ad alcuno, colmano le fessure del vecchio asfalto e fanno a gara per farlo bello.
Per ricordare che quando avremo finito di lasciare segni, spesso insulsi, penseranno loro, le umili piante, a far di nuovo tutto bello, degno dell’armonia di un luogo, che da una parte scorge il Forte di Fenestrelle e dall’altra il villaggio del Laux a fare capolino.

La 'Cupura'

La ‘Cupura’

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