I ‘Babi’ innamorati

 

'Single' in apnea

‘Single’ in apnea

I rospi – i Babi, in Val Chisone – sono tra gli animali più importanti al mondo. Difatti ci sono nelle fiabe, nelle ricette dei filtri magici, nelle filastrocche e tutti ne hanno sentito parlare.
Nessuno osa toccarli, per timore, e questo li rende ancora più importanti. Come fossero una casta.
Senza rospi bisognerebbe rivedere la letteratura e pure la storia.
Pochi, però, hanno assistito alla frega dei rospi, cioè a quell’evento in cui, a inizio primavera, a centinaia si riuniscono in luoghi d’acqua prestabiliti, stagni, pozze o piccoli laghetti. Si riuniscono, i papà e le mamme rospo, per conoscersi, volersi bene e deporre le uova per far nascere i girini, che altro non sono che rospi potenziali, soltanto ancora molto piccolini.
Giungono da ogni dove, anche da lontano. Sovente già accoppiati, il maschio sulla schiena della femmina che lo porta lesta senza protestare, perché tra i rospi è naturale, e nessun ostacolo li spaventa, li preoccupa o li arresta. Lo aggirano, lo saltano e vanno dritti verso l’acqua.
Quelli che in acqua già ci sono, in particolare i tanti maschi ancora alla ricerca d’una mamma da poter amare, quando vedono giungere i nuovi amici, corrono lesti loro incontro. Ma non per affetto. Sperano di prendere il posto del rospo fortunato, fin lì a spalle dalla signora trasportato.
La frega è una meraviglia che bisogna vivere per poter capire, o almeno sentirsi una volta raccontare.
Che è per l’appunto quel che ci accingiamo a fare.
La frega dei rospi è una delle cose più belle offerte all’uomo dal Cielo. Perché soltanto lì è possibile vedere così tanti rospi assieme; e tutti sono indaffaratissimi e affannati, e dunque ancor più simpatici e… da rospi, aggraziati. Vederli in gruppo permette di osservare che sono tutti diversi tra di loro, tanto che vien da pensare che ognuno abbia un nome suo proprio, un compleanno e un onomastico. Sempre da rospi, si capisce, ma non è detto che siano meno importanti di quelli umani.
Alla frega partecipano un certo numero di mamme, di rospe, che quanto a dimensione sono quasi il doppio dei papà; perché sono colme di uova, che depongono in acqua sotto forma di lunghe collanine multiple di perle nere. Le uova così deposte, però, non darebbero vita a nessun rospino: occorre l’apporto dei papà che, per fecondarle, si piazzano sulla schiena delle mamme e innaffiano col loro seme le collanine a mano a mano che escono nell’acqua.
Un modo un po’ particolare di far l’amore, difficile da capire per noi mammiferi, ma che funziona bene assai.

Uova fresche

Uova fresche

Siccome le uova devono stare in acqua, i rospi, innamorati e abbracciati, vi stanno sotto, immersi, per un tempo lunghissimo, così la femmina depone con calma; soltanto ogni tanto vengono fuori per una boccata d’aria. Facessero gare di apnea le vincerebbero tutte.
I papà sono sempre in numero maggiore delle mamme, chissà perché. E tutti vorrebbero avere dei figli, fatto normale tra gli animali; che differiscono in questo dagli umani. Si accendono allora delle grandi zuffe, dove i maschi solitari, che ricordando Ulisse potremmo chiamare proci, anche se nel nostro caso l’avente diritto è ben presente, cercano in tutti i modi di mettersi d’accordo con qualche mamma, anche se questa il suo maschietto ce l’ha già. In questo somigliano un po’ agli umani.
Provano a infilarsi tra il dorso della femmina e la pancia del maschio saldamente issato, per fare cuneo e disarcionarlo: ma il maschio fortunato sferra dei calcioni sul muso all’aggressore e lo respinge. Questo allora ci riprova e si becca altri calcioni. A volte i proci si coalizzano e attaccano in due o tre per compiere il malfatto, ma li ho sempre visti mandar via. Dev’essere la forza dell’amore per la propria rospa che fa vincere i legittimi. Ho anche visto i pretendenti avvicinarsi alla coppia e, da sopra, con una zampa spostare la zampa del maschio abbracciato alla femmina; situazione diversa, ma anche qui calcione sul naso all’invasore.
Tutto questo avviene con continuità, giorno e notte, per parecchio tempo. Tutti assieme. Da lontano l’acqua sembra ribollire; ma i rospi si lasciano guardare da presso, purché li si rispetti; gli occhi ci vengono rapiti da tanto movimento arruffato e ordinato allo stesso tempo di decine e decine di corpi lucidi che si incontrano e scontrano, si sorpassano, si dispongono a pile, aggiungendosi agli altri da sopra oppure da sotto. E pure i colori ammaliano gli occhi, perché ogni rospo ha il suo, come noi i capelli. Anche se le mamme son più chiare sotto e più rosse sulla schiena.
Non è finita. C’è anche la colonna sonora in tanto parapiglia. Dolcissima, perché i rospi hanno una voce suadente e ben flautata, quasi un pigolio, ma meno acuto, più rotondo, che riempie l’aria di continuo, e mescolandosi al suono dello sciacquio dell’acqua, origina una superba sinfonia: quella per rospi innamorati e acqua, schizzata e ciabattata.

Coppia in apnea

Coppia in apnea

Tutto bello e sereno, dunque?
No. Come in qualsiasi fiaba, c’è anche il cattivo.
Le bisce d’acqua approfittano di quanto son concentrati i rospi nei loro amori per avvicinarsi lente lente, fino a ghermire il malcapitato più vicino, che difficilmente riesce a sfuggire al serpente. Il suo sacrificio però salva gli altri, che possano tramandare nel tempo la magia della frega.
Consolazione magra, certo. Ma in natura le cose van così, e a conti fatti c’è assai più giustizia lì che non tra gli umani. Infatti gli uomini i rospi li pestano con le loro auto e non se ne curano. Spesso non vi fanno attenzione affatto.
Salvo quelli che hanno avuto la ventura d’assistere alla magia, ai giochi e ai canti dei rospi innamorati.
Per questo ve li abbiamo raccontati.
Ma non spargete la voce. Son cose segrete, queste, riservate a chi ha grande cuore e sa amare tanto. Come i rospi a primavera.
Agli altri niente.

Tutti assieme

Tutti assieme

 

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