Il volo dello spioncello

La vetta del Monte Gran Costa

La vetta del Monte Gran Costa

Poco oltre il monumento dell’Assietta, andando verso Sestriere lungo l’antica strada militare, sulla sinistra ecco una deviazione che segue l’indicazione Monte Gran Costa.
Se alzi gli occhi, però, il monte appare una cosetta da nulla, banale.
Eppure l’istinto suggerisce che una stradina così bella, interdetta ai mezzi a motore, qualche segreto lo deve nascondere.
Una salita non lunga nel paesaggio non più verde dell’autunno precoce, segnato dal freddo sulla terra gelata nelle zone d’ombra, conduce in vetta. Un ampio spazio, un inatteso grande balcone sulla Val Chisone.
Tutto attorno vecchie costruzioni militari sparse; si intuisce che sono tutte collegate da sotterranei, che quella vetta è un immenso forte diffuso e nascosto, una meraviglia, non fosse che quelle opere furono concepite per la guerra. Per altro mai, lì, combattuta. Per fortuna.
Parlano chiaro le piazzuole per i cannoni puntati verso la Francia, a Nord, le cui montagne altissime disegnano l’orizzonte.

Il Monte Gran Costa

Il Monte Gran Costa

Nella giornata limpida, dipinta dai rossi arancio dell’autunno con appena accennate le sfumature degli ultimi verdi d’estate, nessun suono turba quel luogo così alto verso cielo.
Salvo uno spioncello che, volando via improvviso, ci scuote e ci induce al ritorno.
Verso casa e verso il mondo reale, con il sole che scende veloce a dirci di affrettare il passo.

Lo spioncello

Lo spioncello

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