Le Rocce della Paura

Le Roche d'la Miana

Le Ròche d’la Miana

A Pinasca, sulle pendici degradanti dalla cima dell’Aquila al Monte Cucetto e poi a valle, tra Serremarchetto e Gran Dubbione si estende una superba catena di rocce, perpendicolare al corso del Chisone; non particolarmente alta, ma bellissima: le Ròche dla Miana e le Ròche’d Cucet.
Sembrano nate ieri, tanto sono netti gli spigoli e taglienti le sagome; pochi muschi a infiorarle, quelle pietre, lucide e pulite come appena lavate, a dispetto d’essere figlie del massiccio geologico del Dora Maira, le cui rocce sono vecchie e ben levigate.
Ma questo non conta. Soltanto la bellezza dei luoghi è importante.
Quando ero bambino pensavo che le rocce fossero state messe lì, tirate su contro il cielo, a volte in precario equilibrio, dai giganti. Perché soltanto loro possono tanto con dei massi così grandi. Specie quando sono posati gli uni sugli altri, con cognizione, con intelligenza, che possono avere i giganti – anche se qualcuno dice che sono un po’ tardi – e certamente non la Terra quando sposta, come viene viene, le sue pietre qua e là per farne valli e montagne e pianure.
Oggi si sa che i giganti non hanno fatto né spostato montagne o catene montuose, ma il pensarli indaffarati a tanto lavoro affascina. È leggenda bella e lasciatecela tenere stretta.
Chi se ne importa se la catena dell’Atlante non poggia sulle spalle di nessuno, e chi se ne importa se la Rocca di Cavour non deriva dal gigante Bram. Pensarlo è bello e tanto basta, anche a far più belli i luoghi.
Nel caso nostro, poi, si è per così dire in tema: di sentimenti e sensazioni.
Ròche dla Miana, infatti, nella parlata dei vecchi padri, significa Rocce della Paura. Perché paura? Di cadervi? Per andarci? Brutte, cioè scoscese da far paura, difficili da dominare?
Non è dato sapere. E tanta paura, in verità, non la fanno. Perché un cartello a fianco strada un po’ prima di Serremarchetto, avvisa che le Rocce di cui parliamo sono attraversate da un sentiero, non pericoloso, che conduce a Gran Dubbione, alla Rocceria, dove un tempo si faceva il carbone di legna.

Grand Dubbione

Gran Dubbione

Querino, un simpatico nonno del posto, ci racconta che lungo quel sentiero, tra le rocce, un tempo c’erano un mucchio di pernici – coturnici – e fagiani – di monte. Tanto tempo fa.
Il primo giorno che andò a caccia consumò tutte le 26 cartucce della cartuccera, prendendo un solo fagiano. Perché non sapeva sparare…
Alla Rocceria, terminata la splendida traversata, si dice ci fossero i Framasun, sorta di spettri maghi streghe che infestavano quei luoghi.
Framasun dei quali è ben viva la memoria negli anziani e nella concezione di popolo.
Ne parleremo un’altra volta. Questa notizia però ci consola.
Noi saremo fissati di Giganti, ma qui erano fissati dei Framasun.
Che ci sia un nesso?
Forse no, salvo che fantasticare è sempre piaciuto a tutti; semplicemente perché è bello.
E allora facciamolo.

Le Roche d'la Miana

Le Ròche d’la Miana

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