Il canto del vento


Se non fosse che il cielo è sempre grigio pesante, se non fosse che piove come si fosse in autunno, guardano il calendario verrebbe da dire che siamo in primavera.
Anche se il mondo è pieno di buio invece che di luce.
Qualche mese fa dicevamo le stesse cose: i prati rossi e le montagne arancio sono da autunno e non da inverno; dovrebbe essere tutto bianco e non rosso.
Tra qualche mese sarà estate. Cosa diremo?
L’impressione è che il giocattolo si sia rotto. Ce lo siamo rotti noi da soli con le nostre stesse mani; con motivazioni sciocche e scuse puerili, per comodità, pigrizia e ignoranza. Per sciocco ascolto di voci false e avvelenate.
Che peccato.
Le stagioni, e cioè il clima, il correre del tempo e della vita sul suo sentiero sicuro e certo, erano uno dei doni più grandi del Cielo.
Riusciremo a riparalo? E soprattutto a spiegare ai nostri figli, i pochi e ultimi, che l’abbiam rotto per stupidità e ingordigia?

Abituiamoci a scorgere la bellezza della pioggia, la poesia delle mezze tinte sfumate, dei suoni sottovoce e di rado urlati.

A noi però la primavera piacerebbe proprio tanto, però…
Quella esplosiva.
E ci manca il canto del vento.