Forme di evoluzione

Queste farfalle non hanno nulla di appariscente, sono di taglia medio piccola e volano tardi nella stagione, quando la mente va ai frutti e non ai fiori, a quanto li circonda e ai colori.
Per questo non sono mitiche, non hanno posto nell’immaginario collettivo.
Eppure sono speciali. Innanzi tutto perché sanno stare assieme su un unico fiore, neppure tanto succoso, a suggere il nettare per lungo tempo, come se quello fosse l’ultimo fiore del creato, e poi perché, osservate da vicino, mostrano una livrea con una complessità pittorica non comune, con particolari che lasciano ammirati. La macchiolina rosso vivo alla base dell’ala, per esempio, che nel linguaggio visivo delle farfalle deve avere un preciso significato, oppure l’iridescenza della faccia interna delle ali, tipica di molti insetti alpini, vitale per la difesa dai violenti raggi ultravioletti d’alta quota.
Difficilissimo dare un nome a queste farfalle del genere Erebia, perché tantissime sono le specie.
Roba da esperti.
Noi ci accontentiamo di osservarle e ringraziamo il cielo di poterlo fare.
Per la loro bellezza e delicatezza. Per la loro essenziale capacità di vita in luoghi per noi poco ospitali. Per la loro stupefacente forma, se si pensa a quella dei mammiferi ai quali noi apparteniamo, e se si ricorda che per evoluzione siamo parenti degli insetti, dunque anche loro; tanto da non riuscire a capire come possa l’evoluzione aver concepito assieme così splendide forme e creazioni.

Chissà come si chiamano?
Un giorno ci informeremo…

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