Domande di Natale

Dicembre, il mese del freddo, della brina e della neve. Il mese della luce breve, del buio che sorprende già nel pomeriggio. Il mese del Natale. Festa indubbiamente religiosa. Festa rubata dal consumismo e invasa di orpelli che rischiano di occultarne il vero significato, leggibile nelle pagine del Vangelo di Luca “L’angelo disse: non temete! Io vi porto una bella notizia che procurerà una grande gioia a tutto il popolo…pace in terra…” (Luca 2, 10-14).
Un messaggio di pace, di redenzione, una speranza di vita in armonia con il creato e con l’umanità.
Non è facile comprendere a fondo il messaggio del Natale. Per chi ha una fede forte, l’animo mostra sicuramente più disponibilità all’ascolto. Forse però la difficoltà non sta nel comprendere ma nell’applicare nella nostra vita quel concetto che a ben pensare è davvero riassumibile nelle parole dell’angelo, pace in terra.
Coltivare la pace è necessario. Ne va dell’esistenza dell’umanità.
Poniamoci alcune domande.
Quando si pensa che il nostro mondo vicino debba essere difeso con i denti e le unghie perché i poveracci d’oltremare vogliono rubarci il lavoro, le case e la cultura e si esprime questo pensiero ad alta voce fino a farlo diventare ruggito collettivo, stiamo sperimentando la pace?
Quando si ritiene che solamente un credo sia quello vero e non si esita a cancellare le voci altrui con il terrore e la violenza, siamo sulla scia della pace?
Quando si è convinti che non possa esistere un sistema pulito per governare, amministrare la giustizia e applicare l’uguaglianza e ci si appella ai “brutti casi” come unico esempio possibile e non si cerca di offrire con la ragione e l’azione soluzioni e nuovi percorsi da sperimentare, siamo dalla parte della pace?
Quando si parla solamente e non si ascolta mai, riusciamo a sentire la voce della pace?
Le nostre convinzioni, anche le peggiori, non sono pericolose se restano imprigionate nella razionalità; lo diventano quando assumono forma corale e diventano urlo della folla, senza ragione e senza cuore. La storia dell’Europa è costellata di momenti in cui l’urlo ha preso il sopravvento sulla ragione e proprio alla luce di questa conoscenza dobbiamo stare molto attenti affinché la pace non sia occultata da apparenti necessità di salvaguardia del nostro egoismo.
E se ci pare difficile esercitare la pace o cercarla nel nostro mondo facciamo però uno sforzo perché come disse Betty Laverdure, ex giudice tribale della Riserva Turtle Mountain: “Tutto è un circolo. Ciascuno di noi è responsabile delle proprie azioni. Ci ritorneranno indietro.”
(Carla Reymondo)