Cipì

Nelle valli c’è una scuola dell’infanzia statale che porta un nome curioso per chi non è pratico di letteratura per bambini. Si trova a Pinasca e ciò che colpisce, prima ancora del suo nome, è la singolare insegna che svetta nel giardino.
Un uccellino colorato con cipiglio e determinazione pare voler scendere in picchiata nel giardino quasi a voler condividere con i bambini i giochi e le attività che lì si svolgono.
È Cipì, l’uccellino protagonista dell’omonimo libro di Mario Lodi. E proprio a Cipì è intitolata questa scuola.
L’uccellino nasce dalla penna di uno scrittore, maestro e pedagogista d’eccezione che, partendo dalle osservazioni fatte in classe con i suoi alunni, racconta la vita, le emozioni, le paure e le speranze con un linguaggio sempre attuale.
Il nome di una scuola è importante non solo perché la distingue fra le altre ma anche perché ci obbliga a fermare l’attenzione su ciò che si cela dietro a esso.
Se Cipì vuole scoprire la vita, senza inganni o false illusioni, così devono crescere i nostri bambini. La vita non è un gioco ma va vissuta con la gioia del gioco e le pause che talvolta fermano il sorriso ma aiutano a riprendere vigore quando la stanchezza ci assale.
Cipì è da rileggere ogni tanto, anche dagli adulti, perché offre una risposta alle nostre difficoltà ad accettare ciò che non ci garba e pone un freno alle nostre prepotenze.
Quando Cipì diventa padre, insieme alla compagna Passerì insegnerà ai figli “ ad essere laboriosi per mantenersi onesti, ad essere buoni per poter essere amati, ad aprire bene gli occhi per distinguere il vero dal falso, ad essere coraggiosi per difendere la libertà”.
Una scuola, un nome importante, i bambini che crescono sotto l’insegna colorata della loro scuola. Anche questo è l’espressione di una terra bella.
(C. Reymondo)