La bandiera nel vento

Lungo la strada che conduce al Parco Naturale di Conca Cialancia, in Val Germanasca, si incontrano parecchie borgate che si snodano principalmente lungo il tratto di strada asfaltata.
Salire in bici questa strada, in una calda giornata estiva, nonostante le pendenze abbastanza impegnative, intorno all’ 8-10% nei primi km, è comunque piacevole poiché si è immersi nell’ombra del bosco che trionfa ai lati del percorso.
Lasciando la strada che conduce a Conca Cialancia, sulla destra l’asfalto prosegue e ti porta verso tre borgate che si presentano una dopo l’altra.
La prima è Roccia, un tempo molto abitata.
La seconda è Linsardo che vede la presenza continuativa di alcune persone.
La terza più in alto è il Cro, abitata esclusivamente in estate che pare un belvedere su un oceano di verde dal quale, come isolotti, spuntano rocce e torrioni. Una meraviglia del creato.
La presenza di un antico forno, di un “bacias”, una fontana per attingere acqua e forse lavare i panni, ci fa capire che un tempo la borgata era abitata stabilmente.
Fra Linsardo, “Lou Linsart”, nella parlata locale e il Cro, in un tornante dove parte il sentiero per raggiungere a piedi l’Alpe Cialancia, una bandiera italiana ondeggia nel vento leggerissimo e cattura l’attenzione. Notte e giorno sorveglia un piccolo monumento, circondato da una rete per impedire che animali troppo invadenti si accostino per mangiare i fiori che lì intorno crescono. Sulla lapide tre nomi, tre fotografie di volti giovani e una data, 8 agosto 1944.
I ragazzi scendevano dall’Alpe Cialancia sul sentiero e pare che un uomo li avesse avvisati del pericolo che correvano poiché i nazifascisti stavano salendo. Quest’uomo disse pure di nascondersi, sotto i cespugli di ontano montano. I ragazzi si fecero prendere dalla paura e preferirono buttarsi a capofitto verso la comba che scorreva molto in basso, nel tentativo di trovare maggior riparo. In realtà trovarono la morte, falciati dai colpi dei nazifascisti. Si chiamavano Pietro Ciagliè, Stefano Giacalone e Luigi Giai. Appartenevano alla V Divisione Giustizia e Libertà della Val Germanasca. Caduti per la Libertà, come recita la lapide.
Marta Baret, nel suo bellissimo libro “Gente in guerra”, edito da Lareditore, ha raccolto la testimonianza di chi allora era bambino e che proprio in quel giorno ricevette la visita dei nazifascisti nella sua baita al Grangesso. In quella toccante testimonianza il bimbo di allora ha raccontato che un soldato che non aveva capito che erano bimbi quelli che correvano aveva sparato contro di loro. Fermato dalla voce del comandante aveva esclamato: “Ne ho appena confessati tre, potevo anche confessare questi”. Il riferimento era ai ragazzi del sentiero. Anche il bimbo aveva capito che erano stati uccisi dei partigiani.
(C. Reymondo)