Nuvole d’Autore

Avere la testa tra le nuvole, per dire che uno è svampito.
Colleziona nuvole, per dire che uno si dedica a lavori inutili.
Leggero come una nuvola, per dire che una persona è poco seria.
Si citano le nuvole a proposito di aspetti futili, discutibili, trascurabili. Come valessero poco, come fossero inutili.
Eppure sono bellissime, niente affatto leggere, e di certo hanno un cuore, un’anima, una loro personalità; tanto delicata a tanto gentile da sopportare le nostre, di leggerezze, le nostre disattenzioni, le nostre dimenticanze: come il non guardarle.
Non una è uguale all’altra, e la forma è il loro viso. Diverso è il carattere, così che a volte sono sole in cielo – di rado in verità – e a volte sono a gruppi, per farsi compagnia oppure per qualche gioco che noi non conosciamo. A volte sono tanto fitte da non poterle distinguere una dall’altra, da sembrare una folla di facce vicine strette e indaffarate. A cosa non sappiamo. Perché delle nuvole il linguaggio non conosciamo.

Non sappiamo leggere i loro disegni in cielo, e non riusciamo ad ascoltare la loro voce. Per questo non sentiamo i loro sussurri quando sono sole, il loro brusio quando sono in gruppo e il loro coro quando sono tante da farne folla.
E non sappiamo umanamente come a tanta sordità si possa ovviare.
Una cosa però la possiamo fare: alzare gli occhi e osservare, viaggiare con loro nel cielo, scrutarne le forme e i visi e farne collezione, senza tema di restare con la testa nelle nuvole, e nemmeno di farne raccolta. Non significa esser leggeri e un po’ svampiti.
Collezionare cose belle è sempre bene, per vivere dolce.
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