La luna e i sogni

 

 Mentre la luna indugia vanitosa nel cielo per mostrarsi a chi non s’attarda nel letto al mattino, il sole ha già verniciato di rosso il Gran Truc.
Corre veloce, la luna, non c’è tempo per restare a guardarla: tra poco sparirà alla vista, si nasconderà dietro la montagna.

Corre veloce verso la cresta.
È troppo bassa. E se sbattesse nel monte?
Attenta luna, così incoccerai le rocce.
Alzati. Un po’. Non per noi, ma per chi vorrà vederti domani.
La luna è sorda, non ascolta i consigli, le preghiere, le suppliche. Ha cuore freddo e non sente nessuno.
Ora sbatte, ecco.
E se invece di screpolarsi rotolasse via lontano? Sulle rocce di un torrente? In qualche burrone?
Sarebbe la fine dei sogni. Sarebbe la fine dell’amore e di tutto.
No, meno male.
Ha soltanto giocato la luna; è passata dietro la cresta senza graffiarsi, veloce, ed ora di lei rimane soltanto un frammento di bianco, come di nevaio fuori luogo e fuori tempo.
I sogni sono salvi, saranno ancora domani, per chi non indugia troppo nel letto al mattino…