Pradelfuns

Sopra al lago del Laux si apre un vallone incredibilmente bello e per certi aspetti anche un po’ misterioso. Avrete già capito che stiamo parlando dell’itinerario che conduce al colle dell’Albergian, una meta conosciuta ed apprezzata dagli escursionisti per i paesaggi imponenti che si offrono allo sguardo.
Se capitate da quelle parti in una giornata di föhn, anche non particolarmente forte, vi sconsiglio di tentare di salire al famoso colle. Le raffiche da quelle parte sono sempre potenti. Può essere l’occasione giusta per raggiungere un alpeggio noto come “Le bergerie di Pra del founs”.
Dall’abitato del Laux sale una sterrata che conduce a un pianoro al fondo del quale si intravvede il sentiero che si dovrà percorrere.
All’inizio di questo pianoro la sterrata passa in mezzo a rovine dove fra le pietre sono adagiate antiche travi. Immagino siano le vecchie baite dell’alpeggio del Laux. Se davvero le pietre hanno una voce, qui puoi sentire le risate squillanti dei bambini dell’alpeggio o i richiami di nonne e mamme. Puoi immaginare la vita di queste genti in un ambiente bellissimo o forse non ci riesci perché per i nostri occhi di escursionisti è più facile cogliere i colori, la luce, la bellezza che ci circonda piuttosto che la fatica di quel vivere e l’isolamento che a volte ti costringe la montagna. A volte noi vediamo la poesia che un luogo evoca e ricacciamo indietro la realtà dei fatti.
Ripreso il cammino lungo il sentiero in salita saremo attratti da un curioso sistema di raccolta dell’acqua che confluisce via via in più vasche scavate nei tronchi. Si tratta della fontana nota come “Fontaines des chamois”.

 Al bivio per il colle dell’Albergian svoltiamo a sinistra e scendendo leggermente superiamo un ponticello in legno. Le bergerie di Pra del founs sorgono poco oltre.
Il luogo è davvero incantevole. Il vallone di Cristove o Crestove, come recita un’indicazione, selvaggio, ombroso, severo è sotto i nostri occhi e per raggiungerlo basta scendere dalla parte opposta rispetto a quella dalla quale siamo giunti.
È bello però restare qui e ripararsi dalle folate di vento appoggiando la schiena al muro della bergeria che sembra aver conservato il calore di un’estate torrida e di un autunno che non vuole essere tale.
Leggermente più in alto spiccano altre costruzioni simili a chalet. Curate nella loro semplicità.
Il panorama è vasto e raggiunge anche la fortificazione che si aggrappa alla montagna di Fenestrelle, una meraviglia dell’ingegno costruttivo umano.
In basso, verso il fondovalle, è il grigio che invade ogni cosa. Non è il grigio della nebbia che prepotente sale con forza e neanche quello che annuncia pioggia. È il grigio del fumo. Fumo di incendi che per giorni e giorni hanno tormentato uomini e cose.
Di fronte alla maestosità di questo luogo e dei suoi panorami non è facile pensare che qualcuno ha deliberatamente scelto di distruggere tali bellezze mettendo in pericolo la vita di coloro che stanno lottando contro le fiamme. È triste pensare alla stupidità umana di fronte a questo dono del creato. Eppure esiste e prende nomi e forme diverse. Oggi si chiama piromane, altre volte razzista e la lista sarebbe assai lunga.
Vorrei che il vento si placasse, che il cielo si coprisse di nubi e che gocce di pioggia cadessero lente sul bosco, sui pendii, sulle strade e che uomini stanchi potessero riposare.
(C. Reymondo)

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