Al lupo, al lupo…

Foto Fabrizio Moglia

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Prolungato, forte e deciso, un po’ melanconico, a sovrastare i suoni lievi della notte di metà novembre.
Il lupo, il suo ululato, non può essere che lui.
Non l’ho mai sentito, allora corro a internet, per controllare, per imparare.
Un attimo.
E’ davvero lui.
Torno sul balcone.
Ulula ancora, un po’ più lieve, si sta allontanando, si sposta veloce in salita lungo il pendio della montagna, nella faggeta, là nel regno delle combe e dei ruscelli, dov’è rimasta un po’ di neve.
Sembra solo.

Foto Fabrizio Moglia

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Il lupo. Desiderato e inseguito invano per tanto tempo. Eccolo, ora che non lo cerco e non l’aspetto. Come un dono, come un sogno.
Un regalo della notte appena scesa.
Improvvisi, come l’ululato, ecco i brividi antichi, quelli della paura irrazionale che rifiuti eppur ti tocca, scolpiti nel genoma, a me lasciati e tramandati dalla mia gente, che qui viveva tanto tempo fa.
Sono tornato alla mia terra, fuori tempo e fuori moda, per cercare serenità e pace.
Anche lui è tornato. Anche lui per cercare pace?
Siamo tornati assieme.
O, semplicemente, sono io che non l’avevo mai sentito. Ero distratto, disattento.
Saprà di noi?
Avrà paura pure lui? Si farà sentire ancora? Tornerà nei boschi di Riu Freit, sul velo di neve là nel profondo sotto la Vaccera?
Lo aspetto.

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