17 febbraio

Sin da bambina ho respirato un clima ecumenico. Sapevo che intorno a me vi erano cattolici e valdesi e io semplicemente appartenevo a uno di questi gruppi. La gente semplice nella quotidianità non ha mai posto particolare accento sulle appartenenze. A volte ci si prendeva un po’ giro bonariamente, con garbate battute sulle consuetudini dell’uno o dell’altro gruppo. La festa del 17 febbraio è sempre stata la festa per una Libertà acquisita. Si sapeva che vi erano state battaglie feroci, crimini inauditi, sofferenze indicibili a motivo delle appartenenze ma si sapeva anche che ciò era “ordinato” dall’alto e la gente delle valli mai avrebbe osato tanto. Le guerre di religioni, lo sapevamo anche noi bambini, erano state volute dal potere che sempre più potere cercava e perciò sentivamo che non potevano appartenerci.
Il trovarci intorno al fuoco del 16 era motivo di incontro e anche se non sempre capivamo a fondo il significato profondo di quelle calde fiamme che rischiaravano la notte percepivamo comunque che avevano un che di sacro, che volevano parlarci di amicizia e di conoscenza.
Il 17 febbraio è rimasto per me un giorno importante per tutti, poiché narra le vicende di un popolo sofferente a motivo di un sopruso di potere.
Intorno al falò ci dobbiamo ritrovare tutti, per ripartire con un animo volto alla bellezza dei pensieri liberi, alla libertà di sentirsi figli di un’unica terra, alla soddisfazione che si trae dall’ascolto dell’altro e alla gioia di essere ascoltati.
(C. Reymondo)