L’arte più bella

Non sono stati gli Assiri a inventare la scultura. Nemmeno gli Egizi, neppure i Greci e neanche i Romani; non il divino Michelangelo. Nessun uomo.
La scultura l’hanno inventata, lavorando assieme, l’acqua e il freddo, con la regia dell’inverno, e l’hanno chiamata ghiaccio.
L’arte forse più bella, più immediata, non occorrono studi per capirla, interpretarla, e per renderla più preziosa l’hanno pensata effimera: oggi c’è domani non più.
Difficile e cara da conquistare, perché per essere bella ha bisogno di freddo, e tanto più è intenso tanto più l’arte si fa sublime.
Arte capace di attrarre gli occhi, stupire il cuore, sfidare la mente nella comprensione; capace di sfidare l’immaginazione a scoprire se possa esistere qualcosa di più bello. E concludere che non c’è.
La sequenza di colonne, tutte uguali e tutte diverse, i modi d’assorbire e rifrangere la luce, la capacità d’adattamento delle forme, flessibili nel seguire con capriccio il tragitto d’un filo, o la bizzarria d’una ruga di roccia, o le movenze di spugna del muschio, fanno del ghiaccio l’arte di natura più bella.
Come se il ghiaccio avesse anima oltre a corpo. E forse ce l’ha.
O forse ce l’ha chi l’osserva con occhi incantati.

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