I gatti della neve

C’è qualcuno che mi dice che io ho proprio “l’idea fissa” di salire al Colletto delle Fontane. Qualcun altro mi domanda il perché. E io non so rispondere. Comunque sia, in questa giornata di inizio marzo, con le temperature ancora basse e la neve che scende quasi ogni momento, la tentazione di salire lassù mi assale e, detto fatto, raggiungo con l’auto il villaggio di Fontane in mezzo ad una nevicata copiosa e calzate le ciaspole sono pronta per un’escursione che, già lo immagino, mi regalerà momenti di emozione.

Alla partenza vengo circondata da almeno cinque graziosissimi gatti che miagolando esprimono, credo, la loro disapprovazione per una gita con quel tempo. Con loro vi è un gentile signore che mi spiega che i gatti non sono così belli, come dico io, poiché nessuno dà loro da mangiare.“ I padroni non vengono su in questo periodo” mi dice “ e io devo accudire ai miei di gatti”. Vi assicuro che i mici sono belli, paffuti e con pelo folto. Credo proprio che quest’uomo accudisca ai mici del vicino anche se non lo vuole ammettere, neanche a se stesso.
Come i gatti, anch’io posso usufruire di un gesto di solidarietà, certamente involontario: ieri, mi ha detto l’amico dei mici, sono saliti due tecnici per un guasto al ripetitore e così, anche se vaga, mi appresto a calpestare la piccola traccia che hanno lasciato.

Intorno è neve, silenzio e grigio di cielo ed alberi. Eppure nel cuore non sento grigiore. La natura mi offre uno spettacolo che dalla notte dei tempi gli abitanti di questa terra hanno visto, eppure pare sempre nuovo. La fatica del sollevare le ciaspole e ripiantarle nella neve è tanta ma per nulla al mondo vorrei essere altrove. Lentamente capisco che, nella casualità del tempo atmosferico, nelle temperature che scendono sotto lo zero, nelle folate di vento ribelle che fan cadere la neve dagli alberi e la fanno precipitare addosso a me, in questa nevicata continua vi è racchiusa la preziosità di un dono millenario che la natura ci fa per stupirci ogni volta. Sono convinta di amare ciò che sta intorno a me oggi, il freddo, la fatica, il silenzio, la generosità dell’uomo dei gatti e lentamente capisco che il dono di essere qui è un dono d’amore che ricevo. Amare e lasciare che l’amore della natura possa toccare il nostro cuore. Lasciarsi amare.
Sul Colletto, ove tutto è neve, il grigiore del cielo si dirada e l’azzurro compare fra miriadi di nuvole. Sembra un miracolo. In un attimo il bianco è ridente, gli abeti magnifici diventano brillanti. Lasciarsi amare. Da questa natura che da millenni sa parlare al nostro cuore.
(C. Reymondo)

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