Guardiacaccia


Quando il trapano a pile non c’era, e neppure il cellulare; quando non c’era guida satellitare ma soltanto qualche cartina sgualcita, le indicazioni si facevano con martello e scalpello sulle pietre. Come si vede quasi in punta al Monte Freidour, Val Germanasca, confine dell’attuale Parco Provinciale di Conca Cialancia e dell’antica riserva di caccia, il cui territorio coincideva in parte con il parco di oggi.
Gli antichi scalpellini si chiamavano guardiacaccia. Sapevano lavorare la pietra con perizia e pazienza e pure beccare i bracconieri.
Forse qualche volta eccedevano un po’ nella festa… ma per salire su quelle creste serviva fiato e passione.
Ma che bravi quando volevano! In un’epoca in cui i ricchi potevano permettersi qualsiasi capriccio venatorio e le guardie, pagate due soldi, dovevano portare a spalle il camoscio ucciso, il più bello, e più pesante, che il signore aveva fermato nei suoi balzi; quel camoscio che aveva superato gli inverni più duri e schivato tutte le cialancie – slavine; fermato con leggerezza e indifferenza con un colpo di fucile.

Le facevano in estate, quelle incisioni, a monito per i valligiani che dalla val d’Angrogna volevano rubargli un camoscio o una pernice.
Come oggi. Tabelle di metallo, è vero, ma per il resto è cambiato poco.
Non sanno più scalpellare ma sanno fare un mucchio di altre cose, i moderni guardiacaccia; comprese queste foto. Per noi, per i nostri figli.
Che bello se la gente lo capisse; e pure i politicanti straccioni.
(Fotografie Silvio Pennazio)
Salamandra 145

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