Le ‘Pungole’

Pungole

Pungole

Li chiamano spugnole oppure, più fine, morchelle. Sono dei funghi. Anche il nome scientifico, nel genere, fa Morchella; sulla specie occorrerebbe un micologo, e dunque lì ci fermiamo.
Con tutto questo se alla mia gente aveste parlato di Morchelle, vi avrebbe guardati con occhio interrogativo: cò a l’è? Cos’è? Avreste dovuto dire: Pungola. Ah, le Pungole, certo che le conosciamo, avrebbero risposto.
Un fungo con un posto saldo nella fantasia, nelle acquoline e nella cultura di un popolo che misurava il tempo col sole e con il susseguirsi dei frutti della terra.
Un fungo speciale, la Pungola – permetteteci di chiamarla così, a far risuonare ancora per un po’ l’antico nome. Speciale perché il primo in assoluto dell’anno, tra quelli commestibili, e primo in primavera, in anticipo di qualche settimana sui porcini, che son previsti a maggio, quelli neri e duri come sassi, che crescono sotto i faggi sulla nuda terra pulita dal vento.
Cesellata e strana nella forma, a ricordare un alveare selvatico e meglio ancora una spugna. Una magia di pochi giorni lungo i corsi d’acqua e nelle zone umide e fresche. Pochi giorni, poi sparisce per un anno, ad alimentare la leggenda.
Buona in frittata con aglio ursino – anche lui dono di primavera – buonissima ad aromatizzare arrosti sostanziosi, ottima per un indimenticabile sugo per la pasta.
Impareggiabile per chi ama le cose semplici e preziose, che non si possono comprare ma soltanto guadagnare, con sapere e con sudore.
E con profondo rispetto. Perché se lo vorranno, anche i nostri figli dovranno potersi cavare gli occhi a cercare le Pungole. A fine aprile. Domani, come oggi, come ieri.

Pungole

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