L’anima del ‘Bric’

L'anfiteatro del Bric Boucie

L’anfiteatro del Bric Boucie

Sul Bric Rond, a Prali, in alta Val Germanasca, è scintillio di luce e sole. La punta del Cappello d’Envie fa capolino quasi a salutare il più piccolo Bric Rond che si adagia alla destra della seggiovia, rigato dagli sci di coloro che amano il fuoripista.
Intorno cime innevate, canaloni colmi di neve rovinata a valle e ovunque luce, anche se alcune velature nel cielo fanno presagire che non sarà sole per tutto il giorno.

Il Cappello d'Envie

Il Cappello d’Envie

Il Bric Rond è una cima arrotondata ma in italiano è difficile cogliere appieno il significato di “bric”.
Nelle Valli Chisone e Germanasca ci sono molti “bric”. Sicuramente se ci pensate ve ne viene in mente subito almeno uno. Pensateci e fateci sapere, sarà interessante collezionare i nomi dei “bric” delle nostre valli.
È difficile come abbiamo detto usare un termine italiano per il “bric”. Una montagnola, un cucuzzolo? Troppo riduttivo per il “bric”. Persino il Bucie, con i suoi quasi tremila metri di altezza, viene chiamato Bric Bucie.
Il “bric”, qualunque sia la sua altezza, merita rispetto e la gente delle valli lo sa. Non si affronta un “bric” con imperizia e superficialità, perché può nascondere insidie o difficoltà che rendono vani tutti i tentativi di raggiungerne la vetta.
Il “bric” sembra quasi la metafora della dignità umana. Non importa quanto siamo elevati in condizioni economiche o in capacità intellettive; non importa se siamo dirigenti o esecutori; se siamo bambini o adulti; uomini o donne. Siamo tutti dei “bric” e chi vuole percorrere i nostri sentieri per entrare in contatto con la nostra anima, ci deve il rispetto che si deve a un “bric” quando si affrontano le sue salite e le sue discese.
(C. Reymondo)

Il Bric Boucie

Il Bric Boucie

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