Balsillho d’sai e Balsillho d’lai

Il Vallone Massello e, a sx, Colle dell'Albergian

Il Vallone Massello e, a sx, Colle dell’Albergian

Nel vallone di Massello, in Val Germanasca, proprio dove termina la strada asfaltata e da una parte si diramano i sentieri per la Cascata del Pis e il colle dell’Albergian e dall’altra inizia lo sterrato per le bergerie del Ghinivert, sorge Balziglia o forse sarebbe meglio dire che ci sono le due Balziglie. In effetti la borgata è formata da due nuclei: Balsillho d’sai e Balsillho d’lai. Il qua (d’sai) e il là (d’lai) si riferiscono all’essere al di qua o al di là del torrente. Balsillho, nella parlata locale, significa piccola balza. La si raggiunge sia in auto sia in modo più sportivo, a piedi o in bicicletta.
Balziglia è una perla, incastonata sotto al suo castello. Non pensate però di vedere un rudere o una costruzione antica. Il Castello è l’altura rocciosa che sovrasta la borgata e che vide la resistenza fiera e decisa dei Valdesi nell’inverno 1689 e nella primavera 1690.
I Valdesi erano guidati da una figura di grande spicco, il pastore Henry Arnaud che costretto all’esilio a Ginevra non si perdette mai d’animo e organizzò, dopo due falliti tentativi di rimpatrio, il difficile, doloroso ma vittorioso grande rimpatrio. Questo terzo tentativo è passato alla storia come “Glorieuse Rentrée”.
Il Castello insieme ad altre tre alture rocciose che formano la Montagna dei Quattro Denti era una sorta di fortezza naturale e ben lo sapeva Giosuè Gianavello che, costretto anch’egli all’esilio, diede indicazioni precise a Arnaud. La storia di Gianavello è raccontata davvero bene nel recentissimo romanzo di Bruna Peyrot e Massimo Gnone “Gianavello, bandito valdese” edito da Claudiana. In questo libro la serietà della ricerca storica ha saputo fondersi con la scorrevolezza del divulgatore, creando così il desiderio nel lettore di approfondire l’argomento.

Balsillho d’sai

Balsillho d’sai

La storia della resistenza dei Valdesi alla Balziglia è raccontata dal Museo, il cui tetto spunta dietro un magnifico ciliegio. Prima di diventare museo l’edificio era adibito a scuola di quartiere. Nel 1939 la Società di Studi Valdesi e la locale comunità valdese decisero l’allestimento dello spazio museale.
È possibile anche visitare il Castello seguendo le indicazioni in loco.
Questo piccolo angolo della valle custodisce, con la sua presenza, la storia di un popolo-chiesa che faticò, lottò e soffrì per ottenere le libertà a cui aspirava. È una storia di tenacia, di fede, di coraggio.
Una lapide posta sulla facciata del museo racconta un’altra storia di dolore e di ricerca della libertà. Una storia del 1944.
Gli anni che separano gli avvenimenti dell’Assedio del Castello da quello della lapide sono tanti e anche i contesti sono diversi ma c’è una parola che unisce quei lontani episodi di fine ‘600 con quelli degli anni quaranta del ‘900, Libertà.
Scendendo da Balziglia troviamo la “Foresteria”, un locale davvero grazioso, nel quale stemperare le emozioni che abbiamo provato nel ripercorrere la Storia con cibi ottimi o una semplice fetta di torta accompagnata da un caffè. Anche questa è una piccola emozione della vita.
(C. Reymondo)

Balsillho d’lai

Balsillho d’lai

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