Paolo Diena

 

Bocco

Bocco

A Inverso Pinasca vi sono numerose borgate e fra queste vi è Combavilla, la più elevata del territorio comunale, che si raggiunge con una strada asfaltata che sale decisamente in mezzo ai colori del bosco d’autunno. Da lassù si vede la valle, là in basso. Da lassù parte anche un sentiero particolare che ci conduce nella nostra storia recente quando a fatica e con sacrificio venne conquistata la libertà di un popolo. È il sentiero che conduce a Cota rauta, Coto rauto nel patois locale, con il significato di costa ripida. In effetti quel versante della montagna è ripido ma il sentiero è ben conservato e ben segnalato grazie ad un intervento effettuato dall’ Associazione Nazionale Partigiani d’Italia lo scorso anno.
Lasciate le casette di Clos Beiran, il sentiero si inerpica su per il bosco fra foglie scricchiolanti che rompono il silenzio di quell’angolo semisconosciuto di mondo. Una pietra con incise delle croci, forse risalenti all’inizio del 1700 e indicanti le proprietà, si protende verso il bosco dirupato nel quale mostrano la loro magnificenza faggi dai tronchi contorti.
Ancora si sale, accompagnati dalle indicazioni che riportano un nome e una data, Paolo Diena, 11 ottobre 1944.

 Un piccolo spiazzo pianeggiante posto di fronte a dei ruderi che un tempo furono case ci permette di prendere fiato. Siamo a Bocco e sollevando lo sguardo si vedono chiaramente i muretti a secco che sostenevano prati e campi. Qui ci viveva una donna particolare, vestita di nero sempre, che amava chiacchierare e così quando scendeva a valle si fermava a lungo a parlare con chi conosceva e quando cominciava a imbrunire lei soleva dire: “Uh, arriva la brutta” intendendo con questo termine la notte. Ma nonostante “la brutta” lei si fermava ancora e forse chissà risaliva davvero di notte a Bocco.
Ancora un piccolo sforzo e dopo aver camminato per poco più di un’ora da Combavilla si arriva là a Cotarauta e attraversati altri ruderi, di fronte ad una fontana compare una piccola lapide. “Caduto per la libertà” reca scritto. E qui entriamo nella storia dolorosa di Paolo Diena.
Nel 1944 Cotarauta non era immersa nel bosco e le sua baite, usate durante il periodo estivo poiché molti erano i campi coltivati lassù, davano un rifugio sicuro ai partigiani. Nelle vicinanze infatti vi era un eccellente punto di osservazione, Roccio Ricrio, dal quale le vedette partigiane potevano vedere tutto il fondovalle e anche un tratto della salita.
Quel mattino di ottobre mentre Paolo si trovava a Cotarauto di ritorno da una missione di trasferimento di un ferito in Val Pellice, le vedette partigiane non diedero l’allarme mentre una pattuglia tedesca saliva. Forse come disse il diretto testimone di quei fatti, Cesarino Castagna, quei ragazzi avevano fame e le nocciole furono una tentazione.
I tedeschi lo sorpresero alla fontana, Paolo tentò la fuga ma fu colpito alla tempia da una raffica. Cadde, rotolò giù per il pendio. Fu Cesarino che, sotto la minaccia dei fucili, fu costretto a raccogliere il suo corpo e insieme a un altro partigiano a sotterrarlo lì, dove si trovava.
Ho avuto la fortuna di conoscere Cesarino e ancora oggi quando penso al racconto che lui faceva di quell’episodio, alle sue lacrime nel dirmi che non aveva potuto neanche coprirgli il viso mentre la terra si riversava sul corpo, sento la commozione e la gratitudine per ciò che questi uomini hanno fatto per garantirci un futuro di libertà.

Faggi

Faggi

Ma chi era Paolo? Era un giovane studente di medicina, figlio di padre ebreo e di madre cristiana. Con l’avvento delle leggi razziali del 1938 soltanto il padre Giuseppe viene dichiarato ebreo mentre sia Paolo sia suo fratello Giorgio non vengono riconosciuti tali. Nel 1941 Giorgio sorprendentemente viene escluso dal servizio militare poiché dichiarato ufficialmente “di razza ebraica” mentre Paolo risulta non dichiarato ebreo e viene arruolato nel regio esercito italiano. Dopo l’otto settembre ’43 Paolo sceglie insieme al fratello di “salire in montagna”, entrando a far parte della divisione Autonoma Val Chisone. Divenne per tutti il dottore, “il dottore dai capelli rossi”, come veniva affettuosamente soprannominato.
Paolo Diena venne dunque sepolto là dove il suo corpo era scivolato e solamente a guerra finita venne spostato nel cimitero dei Vivian di Inverso Pinasca per avere poi sepoltura definitiva presso il Cimitero Monumentale di Torino.
Il ritorno a Combavilla viene effettuato con un itinerario ad anello e può succedere che un camoscio si lasci vedere mentre tu in silenzio ridiscendi con nel cuore e nella mente le figura di Paolo Diena e di Cesarino Castagna e di tanti altri che hanno voluto, nonostante le paure e le difficoltà, un mondo migliore.
(C. Reymondo)

Catarauta

Cata rauta

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