Una preghiera nel cuore

Il lago del Lauson, 2030 m sul livello del mare, in alta Val Germanasca, nel vallone che conduce al Parco Naturale Provinciale di Conca Cialancia, è un muto ma attento osservatore del tempo che passa.
Nella mia infanzia era una meta ardita per un’uscita avventurosa in montagna con la 500 di allora. Si partiva con il cesto del pic nic colmo di tante cose e lassù poi si acquistava il burro o il formaggio di cui sento ancora il sapore al solo ricordo.
La giornata poi scivolava fra un gioco e l’altro sulle rive del lago, saltellando sulle pietre e immaginando chissà quali storie fantastiche. Prima di partire dicevo a tutti che sarei andata “al Lauson” perché così semplicemente veniva indicato questo posto da favola.
Di andarci a piedi non se ne parlava perché forse i genitori in quegli anni di passi ne avevano fatti davvero tanti e quella meta rappresentava la vacanza, il riposo, la giornata di ferie.
Del resto la strada, se questa si vuole percorrere, è davvero lunga. Meglio la bici, anche se occorrono gambe buone e fiato altrettanto buono.


Il lago è posto all’inizio del Parco Naturale di Conca Cialancia e sovente sia gli escursionisti sia i bikers prediligono una performance proprio oltre questo specchio d’acqua. Se cercate notizie sul web, il lago passa in second’ordine rispetto all’intero parco.
Confesso che ne soffro un po’: il luogo fatato delle giornate spensierate dell’infanzia mi pare sia messo in disparte, trascurato, non descritto abbastanza.
Così in una giornata di questo matto autunno che pare estate, lasciata l’auto nella località Prati Buvali che si incontra lungo la strada militare che porta prima al Lauson poi a Conca Cialancia, salgo a piedi verso il lago.
Colori d’incanto si aprono davanti agli occhi, passo dopo passo di questa camminata dolce e leggera, e orizzonti severi di creste contornano lo spazio visivo.
In prossimità del lago ritrovo la bellezza immutata dei giorni dell’infanzia. Superato il bordo che fa da catino all’acqua rivedo il verde di uno specchio che riflette il mondo intorno.
Questo lago possiede una magia, fatta di semplicità, di un guizzo di una trota, di un larice ormai ingiallito da un’estate troppo secca che si riflette sulla superficie immobile.
È meno ricco d’acqua quest’anno il lago. Le sue rive mostrano più pietre del solito.
Generosamente ha offerto la sua acqua per soffocare le fiamme che per giorni e giorni hanno tormentato i fianchi della montagna di fronte.
È davvero bello questo lago, nel suo dono d’amore per la valle, nel suo dono generoso a favore di coloro che hanno penato a lungo contro un incendio subdolo che correva sotto il bosco, nel silenzio di un gesto immobile rotto dal frastuono delle pale dell’elicottero che calava la benna nel verde specchio.
Questa passeggiata mi ha dato una certezza in più: il Parco di Conca Cialancia non potrebbe esistere senza un guardiano simile, che attende ancora più di noi le benefiche gocce della pioggia.
Scendo a valle con una preghiera nel cuore: possa l’inverno ricompensarti, meraviglioso lago del Lauson, con una coltre immensa di neve.
(C. Reymondo)

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