Erano in esilio

Le giornate si fanno lunghe.
Il buio perenne è lontano e alla sera, rispetto a qualche settimana fa, è chiaro fino a tardi; anche se il profumo della primavera non si sente ancora.
Quest’anno l’inverno ha provato a fare il suo mestiere. Sulle valli del Chisone, almeno. Il freddo, che latitava nei Giorni della Merla, è arrivato dopo. Non freddissimo, ma non più caldo. Un po’ di ghiaccio. Assieme alla neve che, più volte, almeno oltre una certa quota, ha ingentilito il paesaggio e fatto tutto pulito.
Assieme alla luce che aumenta, al sole che carezza la pelle per un po’ più di tempo, ricominciano i suoni, quelli naturali; il mondo ritrova pian pianino le sue voci, e tra le prime, quelle dei merli. Albeggia appena, il mattino, quando provano le loro strofe, sottovoce, a coprire eventuali errori, eventuali stonature. È comprensibile, dopo tanto silenzio, sbagliare qualcosa, e non è il caso di farlo sentire a tutti.

Ma dov’erano, fino ad oggi, ti chiedi?
Volati lontano, o più a valle, o in zone della montagna meglio esposte, in qualche conca riparata; o in qualche orto dove uomini saggi hanno lasciato alcuni cachi al gelo per sfamare chi nel freddo non trova più nulla da mangiare, o troppo poco.
Erano in momentaneo esilio.
Osserviamoli nelle immagini di Franco Rostagno. Tra poco sarà nuovamente difficile vederli, indaffarati come saranno. Ma potremo sentirli, sempre di più, sempre più forte e sempre più decisi, fino a sgolarsi.
Per onorare la Primavera.

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