Tre rintocchi

La chiesetta

La chiesetta

È primavera. Nella valle però è ancora tutto bianco. Non il bianco dei fiori di ciliegio, per quello non è ancora il tempo, e neanche quello del crocus bianco, lo zafferano alpino. È il bianco della neve.
Nell’illusione di liberarmi per un attimo di questo bianco salgo lungo la strada che da Villaretto Superiore giunge a Seleiraut. L’esposizione verso il sole è buona e forse il tiepidissimo calore della nostra stella che si è fatta viva nei giorni scorsi ha già reso il candore gelido in luccichio d’acqua.
Se all’inizio vivo quest’illusione, man mano che salgo, ancora il bianco prende il sopravvento e sia la strada sia il sentiero che la taglia più volte sono innevati.
Quando giungo a Serre di Villaretto il bianco della terra si unisce al bianco che sopraggiunge dal fondovalle e una nebbia leggera avvolge ogni cosa.
Cammino nell’umidità del grigio e del bianco. Fra i rami del faggio si intravvede la chiesa di Gran Faetto. Freddi pendagli scendono dalle rocce lungo il sentiero. Dietro ad essi le foglie secche dell’autunno sono immobili in attesa del vento primaverile che darà loro una parvenza di vita nella danza del soffio leggero della brezza. Poi diventeranno terra, nutrimento per altra vita. Gli alberi sono segnati dalle corna degli ungulati che hanno lasciato tracce anche nella neve.
Le case di Champ dâ Filh appaiono all’improvviso. Anche il ricordo di ciò che conosco di questo luogo appare all’improvviso nella mente. È il racconto di una vita, raccolta in un libro di grande bellezza “Joi, travalh e soufransa de ma Gent” del carissimo amico Ugo Piton che ci ha lasciati nell’agosto scorso. Ugo nel libro ha trascritto le testimonianze, le biografie di alcuni anziani delle valli Chisone e Germanasca. Fra queste quella di un uomo che vide le due guerre e che proprio a Champ dâ Filh portava i suoi animali durante l’estate. Il ricordo però si allontana dal villaggio e raggiunge la Galizia dove il protagonista venne tenuto prigioniero durante la prima guerra mondiale e poco più che ventenne conobbe la fame, il lavoro, la lontananza. Al ritorno ancora Champ dâ Filh nei suoi pensieri.

Il sentiero

Il sentiero

Poi il sentiero diventa più aspro. Barriere di rocce piombano su di esso e il silenzio non è più interrotto neanche dal latrare dei cani in basso, lontani. È solo grigio e bianco.
La chiesetta di Seleiraut si annuncia nel grigiore con il suono della sua campana, tre rintocchi che in quel silenzio fanno accelerare i battiti del cuore. La cappella santuario è dedicata alla Madonna della Neve e venne edificata nel 1848 dopo che la Madonna era apparsa a due pastorelli del luogo. Non conosco la storia di questa apparizione ma percepisco la solennità del luogo, l’invito alla spiritualità, a guardare oltre le apparenze. Mi pare di sentire un invito alla ricerca del bene, della giustizia perché noi siamo esseri di questo mondo terreno che abbiamo ricevuto in dono. Nella mente si affollano pensieri di bellezza ma anche di dolore e il rintocco della campana ad indicare il tempo che passa mi induce al ritorno.
È davvero profondo il senso di spiritualità che emana un luogo così semplice, sulla montagna, nel silenzio, nella nebbia, nella neve.
(C. Reymondo)

Champ dâ Filh

Champ dâ Filh

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