Bello da morire

Fiorisce tra i primi fiori ad annunciare la primavera; dopo noccioli e primule, s’intende, e dopo viole bianche e colombine, ma sempre tra i primi.
Il Sigillo di Salomone.
Piantina singolare, con i suoi campanellini appesi nascosti nella penombra, in una luce verde sfumata bianca, diafana, irreale.
Il sigillo di Salomone è una piantina da favola di Alice nel paese delle meraviglie. La osservi e ti vien naturale tender l’orecchio per sentire il suono di quei campanellini; i suoni, perché ognuno deve averne uno differente, essendo tutti loro diversi nelle forme, nelle dimensioni, nelle curve.
Il sigillo deve il suo nome al re Salomone in persona, appassionato botanico, che si narra vi abbia apposto il suo ‘sigillo di approvazione’. Da cui anche il nome di ‘rimedio di Salomone’, perché si sosteneva che le radici seccate di questa pianta, poste sulle ferite, le facessero guarire velocemente.
È velenoso. Da starne attenti.
Ma perché narrare ora, che siamo in autunno, le meraviglie primaverili del sigillo?
Perché adesso appaiono i frutti. Nascosti e discreti come i fiori, celati nella penombra degli alberi, nella luce incerta tagliata da lame di luce, fianco a fianco con i funghi, invitanti come mirtilli, come bacche che promettono dolcezza e carezze al palato.  Senza lasciar intendere che sono essi pure velenosi, ancor più dei fiori.
Con loro il sigillo di Salomone chiude la sua storia annuale e si appresta al sonno invernale. Per essere pronto in primavera.

Meraviglia di quanto ci circonda, e pericolo per chi tanta meraviglia non conosce o, peggio, non rispetta.

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