La tomba della volpe

Grangette

Grangette

Chi sale lungo la Val Germanasca non può non notare una “larga montagna” pianeggiante sulla sommità. Sul versante che scende verso il Rio di Faetto, nascosti da boschi che tutto hanno invaso, vi sono numerose borgate che un tempo erano abitate tutto l’anno. Di esse ora rimangono le silenziose case di pietra, i piccoli sentieri, qualche oggetto di vita quotidiana. Case che raccontano di famiglie che per decenni hanno trascorso la loro vita lì su quella montagna.
Punto di partenza per un’escursione davvero bella attraverso queste borgate nascoste è Grangette dove un anno fa incontrai una giovane mamma con la sua bimba nata da poco e che ora mi accoglie con un sorriso e un bacio che non potrò mai dimenticare. Proprio grazie a questa mamma e ad altre persone volenterose, con il sostegno di un’associazione locale, si è ripristinato l’antico sentiero di collegamento fra le borgate e sono stati collocati dei segnavia.
Scelgo di salire sulla destra dell’itinerario e raggiungo “Lou Poumarat”, paese natale di Carlo Ferrero, autore della collezione dei modellini sugli antichi lavori della Val Germanasca conservati alla Scuola Latina di Pomaretto.

Poumarat

Poumarat

Il sentiero che fin da Grangette si mostra severo nella salita sembra voler trasmettere a chi lo percorre la severità della vita quassù, fatta di essenzialità, di concretezza e di determinazione.
La borgata Succetto posta alla quota di 1428 metri, in una bellezza di colori e di luce, offre al mio sguardo immagini di vita quotidiana testimoniata dagli oggetti che paiono abbandonati ma in realtà sono segni di gente che amò quei luoghi ma che nulla poté contro l’avanzare della modernità. Una casa con una data ottocentesca, bellissima nella sua semplicità di pietra che sormonta la pietra, posta al limitare del borgo mi invita a proseguire perché ciò che voglio raggiungere è la borgata Pouet Damunt.
Proprio in questa borgata viveva da ragazza una mia amica che mi raccontò un giorno di una sua avventura e che subito mi apparve ricca di significato.
In un pomeriggio di gioco con altre adolescenti delle borgate vicine, la ragazza si imbattè in una volpe morta. Senza contrasto di sorta tutte quante decisero che non si poteva lasciare lì quell’animale e vollero dare alla volpe una degna sepoltura. Lungo il sentiero che scende a picco su Grangette vi era il cimitero valdese e là la volpe fu collocata, in una buca scavata appositamente sul momento per lei. Alcune ragazze erano valdesi ma non trovarono affatto disdicevole sistemare la volpe in quel luogo sacro e quelle cattoliche pensarono che fosse necessario collocare sulla tomba una croce e così fu fatto.
La tomba fu notata dai genitori delle caritatevoli fanciulle che si presero una sonorissima sgridata poiché, come ebbe a dire il padre della mia amica, “Sembra che qui ai Pouet Damount abbiamo ammazzato qualcuno e poi lo abbiamo seppellito”.
Questa storia la trovo affascinante e ricca di significato. Quelle ragazze di fronte alla morte, quella vera non quella dei videogiochi, hanno provato pietà e con spirito ecumenico hanno superato le diversità dimostrando che è proprio l’incontro fra le diversità che ci rende più umani.
Continuo nel percorso fino a ritornare a Grangette, tralasciando volutamente il sentiero “del cimitero” per regalarmi ancora una suggestione nel ritornare in questi luoghi alla ricerca di una traccia della sepoltura della volpe. Le borgate che incontro ancora nel scendere offrono angoli di storia e di bellezza che vi racconterò un giorno perché ora il pensiero è concentrato sulla volpe, sulla pietà delle ragazzine e sui colori autunnali che hanno reso magica questa escursione.
(C. Reymondo)

Succetto

Succetto

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