Annusare il vento

La sorpresa del tempo che farà non ce l’abbiamo più. Ci dicono tutto in anticipo.
Siamo fortunati, perché così, se avvisano che pioverà, sappiamo che dobbiamo prendere l’ombrello e che potrà capitare di bagnarci. Se prevedono vento, evitiamo di fare il bucato e stendere le lenzuola, perché asciugherebbero benissimo, ma potrebbero volare lontano.
Se invece annunciano la neve, prendiamo guanti e pon pon, griffati, a evitare possibili raffreddori.
E perché si abbia chiara l’intensità di quanto sta per arrivarci in testa, ci hanno ammaestrati a misurarla con i colori. Giallo, arancione, rosso. Niente viola, porta sfiga!
Insomma, siamo messi sull’avviso per tutto.
Se non ci allertano e capita che piove o nevica, ci arrabbiamo moltissimo. Denunciamo a destra e manca chi ci ha tenuti all’oscuro. Ben che vada, i più informati affermerebbero che ‘non c’è più il tempo di una volta’. Scuotendo la testa. Tirando in ballo il governo, oppure gli esperimenti, o anche la suocera, se porta.
Senza preavviso, faremmo code infinite dal gommista per montare le gomme antineve, perché non lo sappiamo, da soli, che in questa stagione può nevicare. Poi le code le facciamo lo stesso, ma da avvisati.
E gireremmo con scarpette e sandali, ignorando, da soli, che da novembre può fare frescolino, a volte freddo.
Saremmo alla mercé del primo sbuffo di vento, della prima goccia di pioggia, del primo fiocco di neve.

Pensare che basterebbe alzare gli occhi al cielo per prevedere il meteo, guardare la strada che seguono le nuvole, annusare l’aria, che forse non si sente spirare ma che porta ugualmente gli odori e i profumi, compresi quelli del tempo; far attenzione alla temperatura, al mattino guardare se a terra c’è brina oppure rugiada. E via osservando, qua e là, coi nostri sensi. Per così dire: in proprio. Senza TV, senza social, senza niente. Al più, due parole con la comare che abita vicino. Basterebbe poco, ma non lo facciamo.
Così questa bella nevicata di metà novembre ce l’avevano annunciata in tutte le lingue e con tutte le rime. Rovinandoci un po’ la sorpresa.
Però è stata bellissima lo stesso, proprio perché così precoce.
Certo, ci saranno auto ammaccate, e pure schiene e gambe, e sederi viola; arrivi in ritardo a scuola – dove non le chiudono appena passa una nuvola – o sul lavoro. Ma rientra tutto nelle cose proprie della neve.
Anche i piedi bagnati, se si è disattenti.
Ancora una volta, però, grazie a questa nevicata precoce, ci è stato dato seguire la danza dei fiocchi che scendono. Attendere con impazienza che il manto cresca. Trepidare quando i fiocchi diminuiscono d’intensità: dai – abbiamo fatto il tifo per loro – ancora un po’.
Senza dimenticare che appena tornato il sole, qualche bambino ha messo su il suo pupazzo, con qualche nonno che ha finto di aiutarlo, ma che in realtà ha giocato anche lui. Da solo si sarebbe vergognato.
La neve nasconde tutte le schifezze; dà luce e pulisce. Spazza l’influenza e i malanni, senza tanti vaccini, pasticche e brodaglie.
E fa tornare tutti un po’ bambini. Non soltanto i nonni impegnati nei pupazzi di neve. Anche se ci danno il preavviso, giallo, arancione o rosso che sia.
Perché per fortuna la neve è sempre stata e sarà sempre, semplicemente, magica.
Da Natale.

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