Il mare di nebbia

Definizione corrente per una delle manifestazioni più belle cui possa capitare di assistere a chi va, o a chi vive, in montagna.
Mare di nebbia. Banale, ma trovare un nome più appropriato è difficile. Si potrebbe soltanto aggiungere qualcosa, mare di nebbia ondulato, agitato, mosso e giù a dire sciocchezze per cercare inutilmente una soluzione che non c’è.
Com’è normale per le cose belle, ancor più per quelle tanto belle. Come i sogni. Come le magie delle fate. Come le dolcezze più dolci della vita.
Forse bisognerebbe tacere e basta; gioire di esser lì e nulla più.
Così facendo però non si renderebbe nessuno partecipe della meraviglia, e una meraviglia non condivisa è meno meraviglia.
E allora dai, parliamone, del mare di nebbia.
Che somiglia a un mare perché è pianeggiante ma non piatto: le nebbie e le nuvole sono mosse, come le onde.
Somiglia a un mare perché c’è il blu, ma rovesciato: col mare il blu sta sotto, qui è sopra.
Sembra lanuggine, schiuma tenerissima da far venir voglia di andarci sopra a giocare, tanto dev’essere morbida.
O panna, panna montata, che soltanto a guardarla ti viene l’acquolina e voglia d’allungare le mani per assaggiarla.
Somiglia a un mare, col sole e con il blu, ma più bello, perché oltre alle onde ci sono i colori. Niente o poco verde, è vero, ma le tinte calde, dal giallo al rosso all’arancio, sono tanto vive e ben spalmate che non ne senti la mancanza.
Si potrebbe continuare. A inventare e rischiare – se già non lo abbiamo fatto – di raccontare sciocchezze.
Rimane un’unica soluzione.
Il tuo mare di nebbia descrivitelo tu, meglio, vivitelo coi tuoi occhi, con la tua pelle, col tuo cuore.
E’ il più bello.

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