Viva viva la Befana


La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana
viva viva la Befana!
È soltanto una delle cento filastrocche un tempo comuni per descrivere la Befana, per disegnarla agli occhi dei bambini quando l’immagine e il culto dell’immagine non avevano la diffusione che hanno oggi; quando l’immagine era quel che ciascuno si costruiva, partendo da un’esperienza, da una storia, da un racconto, da una leggenda. Succedeva così che ad una precisa descrizione corrispondessero più immagini.
Con alcune certezze.
La prima, che la vera Befana, pur essendo vecchia e, diciamolo, bruttina, non è una strega: perché ha un fazzoletto sul capo e non un cappello a punta; poi perché cavalca la scopa con la saggina davanti a sé e mai dietro, come fanno le streghe.
È importante conoscere questi particolari, per evitare le imitazioni e perché, si dovesse mai incontrare una signora che svolazza a cavallo di una scopa, permettono di capire subito di chi si tratta. Per girare alla larga dalle streghe, insomma, con le quali è bene avere a che fare il meno possibile.
La Befana è importantissima. È stata uno dei primi esempi di emancipazione femminile.
Babbo Natale, presumibilmente un nonno, portava doni ai bimbi buoni. E allora ecco che la Befana, presumibilmente una nonna, portava anche lei doni ai bimbi buoni. Un po’ meno ricchi, i suoi regali, questo è vero, ma sempre regali: mandarini, cioccolatini, magari sotto forma di monete d’oro, noci e noccioline.
L’universo dei bambini riservava un posto d’onore a Babbo Natale e alla Befana.
I doni, poi, non erano sfacciatamente numerosi come spesso avviene oggi, e questo portava ad apprezzarli di più, a rispettarli; ché non s’è mai sentito, a quei tempi, un bambino esclamare: tutto qui? Soltanto questo?
Senza contare che con doni meno lussuosi, più semplici, meno sfacciati, che richiedevano partecipazione per poterci giocare, diminuiva la differenza tra i bambini poveri e quelli ricchi. Anzi, poteva succedere che, grazie alla fantasia, i giocattoli dei poveri fossero, o diventassero, più preziosi di quelli dei ricchi.
Si dirà che siamo incorreggibili nostalgici.
È vero, lo siamo.
Ma potremmo portare cento ragionamenti per dimostrare che ne abbiamo fondato e giusto motivo.
Non ora però.
La Befana passerà questa notte, e dobbiamo ancora provvedere ad appendere la calza presso una finestra o vicino al caminetto.
Perché pare che quest’anno la Befana porti doni pure alle nonne e ai nonni, quelli che sono stati buoni, ben inteso.