I ricordi di Parsac

Il presepe della signora

Il presepe della signora

In una giornata di fine anno, per nulla caratterizzata dal freddo pungente o dalla neve che sarebbero normali in questo periodo dell’anno, sono salita a San Martino, comune di Perrero. Appena scesa dall’auto una simpaticissima signora novantenne mi accoglie con un sorriso e mi invita a visitare il suo presepe. È davvero “il suo presepe”. Ogni statuina è stata realizzata dalla sue mani incidendo nel legno morbido le fattezze dei personaggi e le casette sono costruzioni di cartone. Con la pittura le statuine hanno assunto connotazioni particolari e curiosamente le donne usano un copricapo tipico della valle. È un piacere sentir raccontare questa signora che snocciola il tempo trascorso senza nostalgie e guarda al futuro con serenità.
Nell’abitato successivo dal nome inquietante, Mortaria, un altro incontro fortunato mi fa notare che nome inquietante o no la posizione del villaggio è invidiabile: sole tutto l’anno e una vista sulla valle che riempie gli occhi. Unico rammarico, troppe case che non raccolgono più il tepore del fuoco nel freddo dell’inverno; case silenziose che sarebbe bello se potessero ancora respirare con il fiato di chi vi dimora. In alto la vecchia scuola che sta assumendo altra destinazione conferma le parole appena sentite. Qui la vita era intensa e decine di bambini si sono arrampicati fino alla scuola, là in alto.

San Martino

San Martino

Proseguo nel cammino e sopra alla borgata Granero trovo il sentiero che mi condurrà a Parsac, un alpeggio alla quota di 1550 m circa sul livello del mare ove un tempo non solo si pascolavano le mandrie ma si coltivavano anche i cereali.
Il sentiero è ripido e mostra angoli di bellezza talvolta selvaggia. Il silenzio è totale. L’invito, nonostante l’ertezza del percorso, è di proseguire e seguo questo interiore suggerimento.
I prati di Parsac appaiono quasi all’improvviso e su pochi tratti un leggero strato di ghiaccio ricorda che la stagione è invernale. Le costruzioni, case e stalle, sono tutte in pietra. L’alpeggio è silenzioso in questa stagione. I pensieri vagano alla ricerca di segnali di vita, di racconti immagazzinati nella memoria, di ricordi. Forse a questo serve il silenzio di un alpeggio in inverno. A ritrovare storie dimenticate o a rinnovare il desiderio di conoscere le vicende di questi luoghi. A darti la dimensione di quanto poco sappiamo dei luoghi e delle vite trascorse in questi luoghi. Vorrei conoscere di più.
(C. Reymondo)

La scuola

La scuola

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