Le carbonaie

Le Roccerie

Le Roccerie

Gran Dubbione, vallone famoso per il sentiero dei “sette ponti”, racchiude fra le sue rocce e le case dei villaggi una storia millenaria segnata da fatiche, emigrazioni, paure e quotidianità del vivere.
Gli abitanti del vallone erano famosi un tempo per la loro abilità nella costruzione delle carbonaie, ammassi di legna ben disposta che con una cottura lenta e ben condotta trasformavano il legname, di difficile trasporto verso valle per la vendita, in carbone lucente e assai richiesto dal mercato di allora.
Proprio a questa attività, che un carbonaio definì “un’arte, non un mestiere” è dedicato un percorso turistico-didattico che inizia a Rocceria Inferiore, facilmente raggiungibile con l’auto.

La chiesa di Serre Moretto

La chiesa di Serre Moretto

Il percorso inizia proprio davanti alla struttura che fino a poco tempo fa era un luogo di ristoro. Ricordo che c’era un bellissimo pannello che, grazie al lavoro di alcuni pittori faceva capire bene al turista quali erano i punti nei quali recarsi e lo preparava a questa avventura “del fare il carbone”. Ora il pannello non c’è più. L’incuria degli uomini l’avrà abbandonato in chissà quale angolo di un magazzino o di una discarica. Peccato.
Vi accompagno io in questo viaggio. Seguite la freccia posta all’inizio della strada verso Rocceria Superiore che vi invita a tornare indietro di alcuni passi e sulla vostra destra vedrete un agevole sentierino, progettato anche per chi non si può spostare sulle proprie gambe, che in un minuto vi conduce all’ “airâl”. Ci siamo, il viaggio inizia.
La carbonaia andava realizzata in un luogo pianeggiante e sovente occorreva costruirlo, sostenendo la terra a valle con un muretto a secco. La legna doveva essere disposta con maestria intorno a un camino e poi, dopo un secondo piano di legna si ricopriva con foglie secche e terra. Il pannello che troverete sul luogo, grazie alle illustrazioni di Laura una brava pittrice di Pinasca, vi guiderà meglio delle mie parole in questo tuffo nel carbone di legna.

Verso la miniera d'oro

Verso la miniera d’oro

Seguendo la strada verso Rocceria Superiore si raggiunge il ponte della Reissa, davanti al quale la corona dei monti nasconde misteri mai svelati, come le incisioni rupestri o la mitica miniera d’oro di cui mai si trovò l’ingresso. Leggerete sul pannello illustrato da Ida, altra brava pittrice, di come il carbone venisse trasportato a valle sulla schiena di donne il cui sacco pesava anche ottanta chili e scoprirete a che cosa serviva il carbone.
Il viaggio prosegue verso Serremoretto accompagnati dalle espressioni semplici di fede degli abitanti del vallone materializzate dai piloni votivi. Anche le “pose” per far sostare i morti nel cammino verso il cimitero e far riposare coloro che sulle spalle avevano il feretro ci parlano di rispetto per la vita e la morte.
Il percorso si avventura nel bosco per farci raggiungere la borgata “Traversi” e proprio accanto al ponte di pietra che attraversa l’omonimo rio ci imbattiamo nel pannello realizzato da Fulvio che ha saputo dare immagine a ciò che è “peggio del diavolo”, i framasun. Non posso raccontarvi nulla, è da vedere.
Si ritorna poi a Serremoretto lungo la strada asfaltata ed è la chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate a venirci incontro. Il pannello esplicativo ci parla di emigrazione stagionale verso la Francia, nel Vaucluse, dove ancora una volta gli uomini di Gran Dubbione si immergevano nel fumo delle carbonaie e nella solitudine delle notti di veglia.
Lavoro duro quello del carbonaio, al punto tale che uno di essi ebbe a dire:“ Quello del carbonaio era un lavoro mica tanto bello e pulito. Neanche il diavolo l’ha voluto fare”.
(C. Reymondo)

I Traversi

I Traversi

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