Primi canti

La Tordela, il 'Grivas' dei padri.

La Tordela, il ‘Grivas’ dei padri.

Da un po’ di tempo il silenzio dei boschi e delle radure, sulle colline e sulle prime pendici delle montagne, è rotto da canti. Solitari, forse un po’ malinconici, ma bellissimi.
Segnano il correre del tempo e annunciano la fuga, non più lontana, del freddo. Che non sempre si arrende alla primavera.
La prima a rompere il silenzio è stata la tordela. Non è a casa sua, che ha lasciato più in alto quando è arrivato l’inverno, ma fa finta di esserlo e canta lo stesso, per segnare quello che è il suo territorio provvisorio. Immobile sugli alberi più alti, canta per se e per quanti la conoscono e l’amano. Quando smetterà per raggiungere la sua vera casa, lontana lassù, sarà primavera piena.

Il Merlo.

Il Merlo.

Poi è stata la volta del merlo a offrire note belle, nella penombra del mattino che sorge e al crepuscolo quand’è quasi buio. Difficile vederlo, si nasconde nel folto dei cespugli.
Infine ecco il tordo, tordo bottaccio per i nostri padri e, la loro griva, in dialetto, la mitica griva.
Le sue sono le note più suadenti e più dolci, tanto da rivaleggiare, nell’arte musicale, nientemeno che con l’usignolo – quando arriverà dall’Africa. Inutile cercarla, sembra avere il dono dell’invisibilità: di se soltanto il canto concede.
Tempo scandito dal canto, stagioni mosse dalla musica degli uccelli e dalla neve che lentamente si confina sempre più in alto. Giorni naturali a misura d’uomo regolati dalla luce del sole.
Anche in città si possono cogliere i segni dell’antico orologio della natura. Magari un po’ nascosti, non sempre facilmente decifrabili. Ma ancora belli, forse di più.
Per chi vuole ascoltare.
(Immagini di F. Moglia).

Il Tordo, la 'Griva' dei padri.

Il Tordo, la ‘Griva’ dei padri.