Come 70 anni fa

Prati della Vaccera

Mattina di domenica, prati della Vaccera in uno dei rari momenti di sole in questa primavera bislacca.
Il verde fa timidamente capolino qua e là dal marroncino chiaro dell’erba secca, bruciata dalla siccità dell’inverno che ha tenuta per se tutta la neve.
Qualche viola coraggiosa, qualche sparuta genzianella appare nei punti più riparati.
Sembrano regno di silenzio i prati della Vaccera, ma se si ascolta con attenzione ecco il canto di un’allodola, il richiamo di un prispolone appena tornato dall’Africa.
Improvviso, un rombo. Un tuono rabbioso prolungato. Sono moto, fuori vista, in basso, celate dai larici e, poco sotto, dai faggi che accennano appena a qualche foglia.
Saranno sulla strada, le moto, o staranno violentando il bosco?
Attesa. Il rombo aumenta e s’avvicina.
Eccoli, laggiù, dove finiscono le piante e inizia la prateria.
Sfacciatamente fuori strada, dritti su Caslus, fuori sentiero, fuori da ogni buon senso; rombano su per la china sull’erba secca, alzando polvere e pietre. Gli acquazzoni saranno riconoscenti: sarà persin troppo facile scavare ed erodere dove sono passati i vandali.

Prati della Vaccera

Mi passano vicino. Uno, due, tre, tanti. Mascherati, non posso guardarli in faccia. Le targhe non sono italiane. Tedesche, direi.
Si comportassero così in Germania avrebbero guai a non finire. Allora vengono in Italia, guidati da compiacenti tour operetor e accompagnatori italiani. Qui, grazie a incredibili cavilli burocratici, hanno ottime probabilità di farla franca. Per dirne uno, le sanzioni, per essere trasmesse ai trasgressori, devono essere tradotte in tedesco da operatori nominati da un tribunale.
Ci sentiamo umiliati mentre osserviamo la sfilata rombante.
L’Italia è una sorta di Terzo Mondo della Germania.
Già una volta questa nostra sfortunata terra, da noi mai abbastanza amata, vide qualcosa di simile, anche se quei fatti, settanti anni fa, furono assai più gravi. Tedeschi guidati da Italiani violarono e violentarono il nostro suolo, che non esito a definire sacro.
Allora i nostri vecchi scacciarono gli invasori e punirono i traditori. Non siamo a quel punto, grazie al cielo.
Meno male. Ma la somiglianza c’è.
Oggi però non diciamo nulla, e facciamo ancor meno.
Subiamo, voltiamo gli occhi da un’altra parte, non protestiamo; in fin dei conti anche le moto fuori strada sono turismo. In Italia.
Questi pensieri ci rattristano, ci avviliscono. Ci fanno apparire scura la bella giornata di sole.
Sole che illumina la pur comune Europa di Germania e Italia.
Signori Tedeschi, per favore, rispettate casa nostra come rispettate la vostra. Per favore.
In nome dell’Europa.
E perché a volte la storia ritorna.

Verso Caslus – Vaccera

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