Ometto, gnomo o folletto?

Ci sono dei luoghi che conosciamo fin dall’infanzia. Ci siamo sempre andati, come in pellegrinaggio.
Sono lontani dalle strade e costa fatica raggiungerli. Lunghe camminate e interminabili salite, ma la loro bellezza è tale, il loro fascino così grande, che ci torniamo sempre. Con una particolarità.
Ogni anno richiedono un po’ più di fatica, ogni anno sembrano più lontani, ogni anno i sentieri paiono più ripidi. Da bambini, quando mai avremmo creduto di poter pensare queste cose, il papà ci diceva:
“ C’è un ometto, uno gnomo o un folletto, che tutti gli anni allontana leggermente i posti che ci piacciono e inasprisce un po’ le salite. Per farci faticare un pochino di più. Per farci capire che le cose belle costano sudore e vanno guadagnate”.
Ci chiedevamo chi fosse quell’ometto dispettoso, se fosse gnomo o folletto. Se fosse vestito di pelli o di stoffa, se avesse barba, capelli corti o lunghi con una penna d’aquila infilata dentro. E in cuor nostro speravamo di non incontrarlo. L’ignoto spaventa sempre un po’.
Poi, da grandicelli, non ci credevamo più e basta. Storie di vecchi, tagliavamo corto, e si proseguiva velocemente con leggerezza.
Questi pensieri ci sono tornati in mente l’altro giorno durante la salita alla Cascata del Pis, uno dei luoghi più belli delle Valli, uno di quelli che amiamo di più. Ogni anno sembra più dura quella salita, e più lunga.
“Che ci sia davvero quel malefico ometto…”, ci siamo chiesti.
Pensieri d’infanzia belli conditi da voglia di dolcezza, detta anche nostalgia, dei vecchi.
Intanto la Cascata si avvicinava, lentamente, piano piano, sempre più nitida. Da striscia quasi indistinta iniziava a prendere forma e pure la sua voce; all’inizio coperta da mille altri suoni, via via prendeva forza fino a diventare chiara e bella.
Pare che canti l’acqua mentre si lancia nel vuoto. Effetto del vento che ne porta la voce a tratti. Per renderla più varia e piacevole, per farne sorpresa. Perché il vento, che assieme all’acqua è una delle creature più belle che ci fanno compagnia al mondo, è allegro e dispettoso, gli piace giocare e fare scherzi. Intanto cattura la mente e carezza i pensieri, e i passi diventano leggeri e si va, e non si sente più fatica.
Ed eccola lì, la Cascata del Pis; dapprima davanti a noi, poi di fianco, e infine le siamo sopra, ad ammirarla dall’alto nel suo splendore e a chiederci come fa l’acqua a non aver paura nel fare quel salto; come possa trasformarsi in polvere durante il volo per tornare liquida subito dopo e partire di corsa verso valle con grande fretta, con grande voglia di correre a vedere, anche lei, altri luoghi, che pur conosce da sempre. Chissà se pure lei li scopre ogni anno più lontani e più in discesa quei luoghi che visita dal tempo dei tempi?
Non lo sapremo mai.
Meno male. Sennò non potremmo più fantasticare e l’acqua della cascata sarebbe soltanto più un grave che cade nel vuoto.
E non si potrebbero più scrivere favole e nemmeno sognare.
E non avremmo niente da raccontare ai bambini.