La Montagna della Lavanda

Un nome ce l’avrà pur avuto, ma noi l’abbiamo sempre chiamata ‘La Montagna della Lavanda’.
Parliamo della cresta rocciosa che, partendo dalla Coupure, poco a monte di Fenestrelle, sale fino al Colletto, non lontano dal Forte di Serre Marie.
Quella cresta cade a picco su Fenestrelle mentre scende ripida ma accessibile verso Usseaux, come un vero e proprio balcone sull’alta valle del Chisone.
La sua particolarità, però, è la lavanda, che vi cresce un po’ ovunque dove il suolo è più povero e roccioso.
Ce n’è dappertutto. A fine luglio ampie macchie blu disegnano il suolo, e basta sfiorarle per diffondere nell’aria un piacevolissimo profumo. Accanto alla lavanda, quasi sul ciglio che piomba su Fenestrelle, il lino delle fate.
Subito dopo la guerra la gente era povera e provvedeva in proprio, con sapienza e perizia, a tante incombenze. La lavanda ne risolveva uno, di problema. Chiusa a piccoli mazzetti in sacchetti di stoffa, era posta nei cassetti e nelle guardarobe tra la biancheria, così da profumarla e al tempo stesso difenderla dalle tarme.
La raccolta della lavanda diventava un rito, una volta all’anno; l’occasione per una piacevole passeggiata e pure per pavoneggiarsi un po’ con i vicini e conoscenti. Abbiamo raccolto la lavanda!
Anche il lino delle fate, i Piumet, erano nel mirino. Non servivano a niente ma erano molto belli, e anche loro permettevano di darsi delle arie e poter dire ‘siamo stati in montagna’.
Molta gente è morta per raccogliere lavanda e Piumet, perché si avventurava sulle rocce senza esperienza e senza prudenza.
Sembra di parlare della preistoria. Eppure è soltanto ieri, anni ’50-’60.
Poi tutto è cambiato.
Per i profumi c’è la profumeria, per le erbe l’erboristeria, per le tarme la farmacia. Basta pagare e si trova tutto. Meno la gioia e la soddisfazione di aggiustarsi da soli. D’altra parte oggi è vietata la raccolta della lavanda: per amore dell’ambiente. Tanto amore che non ci sono più farfalle, e nemmeno uccellini, rari i grilli e via rimpiangendo. Forse bisognerebbe essere un po’ meno integralisti, nutrire un po’ meno amore ed essere un po’ più coscienti e attenti. Nelle cose che contano.
È perché siamo vecchi che diciamo così.
Ed è sempre perché siamo vecchi che rimpiangiamo quelle escursioni per raccogliere un po’ di lavanda, e pure qualche Piumet, pochi, perché, ammoniva la mamma: a coiu mac ed puver, raccolgono soltanto polvere.
Oggi non raccogliamo più la lavanda. Ma tutti gli anni ci rechiamo ancora in pellegrinaggio in quei luoghi.
Per godere del panorama su Usseaux, Laux, Balboutet e Fenestrelle; per stringere passando gli steli fioriti e annusare a pieni polmoni, e pure per raccogliere tre Piumet, da riporre in qualche cantuccio caro della casa a carezzarci gli occhi quando li osserviamo. Anche se a coiu mac ed puver. Perfino qualche rara farfalla la incontriamo ancora.
Pellegrinaggio annuale.
Perché siamo vecchi e perché ci piacciono le piccole cose.
Quelle che scegliamo noi.

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