Amico bruco

Per poco non lo pestavamo. Un grande bruco marrone ornato di brillantini azzurri ci stava attraversando il sentiero coperto d’erba. Andava di gran carriera, frettoloso e agitato, ma pur sempre alla velocità di un bruco: cioè pian pianino.
Fermarsi e chinarsi ad osservarlo è stato tutt’uno. Perché tra noi la storia non stava iniziando in quell’istante, ma era partita alcuni mesi prima, a inizio giugno, quando avevamo sorpreso due enormi farfalle notturne, due saturnie del pero, accoppiate su un mucchio di pietre che ci stavamo accingendo a spostare.
Anche allora, se non le avessimo scorte in tempo, sarebbe stata una frittata. Le avevamo spostate delicatamente al sicuro tornando spesso, quel giorno, ad osservarle. Perché non ci si stanca mai delle cose meravigliose che ci possono capitare. Probabilmente se n’erano andate all’imbrunire, e il giorno dopo non le avevamo più trovate.
Chissà se ce la farà, mamma saturnia a deporre le uova, ci eravamo chiesti.
Ecco la risposta, adesso: si, ce l’ha fatta. Con certezza, perché il giorno dopo il primo abbiamo scoperto un altro bruco sotto i lamponi e un altro ancora, purtroppo morto, caduto in una pozzanghera.
Sembra incredibile come farfalle tanto grandi – la saturnia del pero è la farfalla notturna più grande d’Europa, tanto che in volo sembra un piccolo uccello – possano passare inosservate. Ed è pure incredibile come riescano a sopravvivere, alla faccia dei loro predatori, uccelli e pipistrelli, tanto per citarne qualcuno, e pure a quella dell’uomo, che di norma non si cura di loro e che spesso, sia pur senza volerlo, prepara trappole infide e pericolose.
Per tornare al nostro bruco, l’abbiamo osservato a lungo. Ha continuato a correre in una direzione precisa, dritto verso un muro di pietre a secco. Impiegando un bel po’ di tempo, ben inteso, e vi si è infilato deciso.
Si è addentrato in una fessura, ma evidentemente non era di suo gusto; si è allora appeso sotto una pietra e qui ha indugiato parecchio, spingendosi lentamente all’interno, piano piano, fino a scomparire.
Dicono i sapienti che diventerà velocemente crisalide, che rimarrà così un anno, a volte due, per poi diventare anche lui una splendida saturnia.
Rimaniamo pensierosi all’idea che tra quelle pietre, quell’indifeso animaletto supererà l’inverno, con molti gradi sotto zero e con molta neve a coprirlo per mesi.
Lo rivedremo? Forse. Certamente non lo riconosceremo, ma scoprire che lui o qualcuno dei suoi fratelli ce l’ha fatta, ci farà sorridere di gioia.
E staremo molto attenti quando sposteremo pietre ancora, o passeremo sul sentiero.
Ormai siamo amici.

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