Malvicino

Villaretto

Sovrasta Roure; la sua frazione di Villaretto, per la precisione.
Una montagna non alta, il Malvicino, dalla forma strana, rotonda. Dall’alta valle lo si vede massiccio quasi a tapparne lo sbocco, quasi a impedire che se ne possa uscire.
Ma forse il nome non ben augurante deriva dal fatto che, messo in quella posizione, specie in inverno, ben poco sole lascia alle case di Villaretto.
Un tempo, quando il petrolio e le sue comodità non ci avevano sedotti, l’avere poco sole in inverno era cosa grave. Malvicino, dunque, ci sta tutto.
Oggi forse un po’ meno perché, dall’alto, la montagna rotonda che tappa la valle, offre scorci inusuali lasciando libero lo sguardo di volare lontano.
La vetta si raggiunge a piedi dalla strada che conduce a Bourcet, oppure salendo dal laghetto di Villaretto.
Un paio d’ore di buona andatura.
Per giungere al punto panoramico si passa per un piccolo gruppo di case quasi diroccate, ma non tanto da impedire di osservare che una si fregiava di meridiana. A fianco una piccola cappella votiva. Chiusa.
Si va leggermente in discesa verso il balcone sulla valle del Chisone.
Una grande croce, come su qualsiasi cima, vetta, poggio o cucuzzolo che si rispetti, avvisa che si è prossimi.
Il punto di osservazione è severo. La roccia declina curvando dolcemente verso il basso a impedire di vederne la base.
Vietato a chi soffre di vertigini.

Villaretto

A completare le difficoltà, una profonda spaccatura divide la pietra in due parti; quella di sinistra però, più piccola, pende verso l’interno, così che è meno allarmante affacciarsi sul vuoto.
Lo spettacolo è incantevole, verso il sole, a destra e, a monte, verso nord.
Di fronte le vette di Sellerie, uno degli alpeggi più suggestivi della valle.
Lo sguardo spazia libero, dalle cime ai tetti delle case sottostanti, all’aguzzo del campanile. Un paesaggio di figurine il villaggio, bello geometrico ordinato. Sembra finto.
E dire che gli uccelli li vedono sempre spettacoli tanto belli, per loro sono usuali.
Noi invece dobbiamo sudare e sottostare a tanti limiti. Sarebbe bello, per un istante, volare come un’aquila, guardare dall’alto, attraversare la valle in pochi istanti, sentire l’aria fischiare alle orecchie anche quando non c’è vento.
Sarebbe bello ma non possiamo volare.
Nonostante ci sia concesso dominare. Tutto. Tutti.
Non sempre con merito.

Al fondo, rotondo, il Malvicino

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