Il silenzio del lago

Come la primavera sale dal basso, dalle pianure verso le vette, così l’inverno cala dall’alto.
Le cime che per ultime hanno accolto la primavera, per prime ricevono la visita del freddo, l’avanguardia dell’inverno.
Impercettibile la differenza; il cambiamento non è così repentino come quello di primavera, ma netto, inequivocabile. Lo si vede e lo si sente, lo si avverte dall’odore, lo si tocca quasi.
Ai laghi dell’Albergian, sopra il villaggio del Laux, di fronte al Colle delle Finestre.
Innanzi tutto non ci sono più turisti vocianti e rumoreggianti. I pochi vanno in silenzio, senza cellulare all’orecchio, senza brandirlo davanti al naso per controllare ‘se prende’.
Particolari. Che rallegrano il cuore.
Ma le differenze che contano sono altre.
I colori sono divenuti netti e scolpiti, ma niente più fiori: soltanto qualche erioforo punteggia di bianco qua e là le rive, quasi a evocare la neve. L’erba è ancora verde, ma sfuma sottile sul rossiccio, e crocchia stizzita sotto il passo.
I suoni di natura: scomparsi. Non il richiamo di un uccello, nemmeno quello dei gracchi; niente marmotte, nessun piccolo camoscio a belare; insetti assenti, non un ronzio. Persino il vento pare tacere.
Soltanto l’acqua del lago sussurra piano, per la fievole aria che la spinge sulle rive, ma occorre tendere l’orecchio per sentirla.
Una trota solitaria sale alla superficie per prendere qualcosa: appena si coglie, lo schiocco dell’acqua, come d’una pietruzza che cade.
Il ruscello che questa primavera cantava a squarcia gola raggiungendo il lago, gorgoglia fine, da sotto i sassi: è troppo piccolo per corrervi sopra e sembra senza fiato.
A tratti, dal profondo della valle, l’eco dei campanacci delle mucche: sono quelle che per lunghi tratti hanno coperto il sentiero di sterco.
Niente altro.
È un momento magico, senza freddo a pungere la pelle e con luce bastante da non dover correre per tornare prima del buio.
Dono grande, il silenzio del lago.
Da portarsi appresso.
Se si potesse, da regalare.

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