La fede del Malvicino

In vetta al Monte Malvicino, poco più in alto dello splendido balcone sulla Val Chisone, ci sono alcune case, disabitate, in rovina salvo forse una. Intatte. Sono com’erano quando le abitavano.
Forse erano miande, baite stagionali, anche se un particolare del tutto inusuale pone parecchie domande.
Sulla facciata di una delle case, a metà sul più bello, si scorge il quadrato bianco di una meridiana.
Possibile una meridiana su una mianda? La domanda ci sorge perché siamo presuntuosi, lo ammettiamo.
Perché ci sembra che quella gente semplice, che qui veniva probabilmente soltanto nella bella stagione, non potesse essere così fine, così ambiziosa per esibire una meridiana.
Brutto vizio sottovalutare gli altri. Ce ne scusiamo.
Quella casa apparteneva probabilmente a una persona speciale, giustamente orgogliosa, magari con qualche soldino in più della media, che invece di riporre i denari in banca a far sorridere altri, quei denari li usava lì.
Ma le domande non finiscono qui. Se in quel luogo c’erano case, diciamo pure miande, dov’erano i campi, o i prati per il fieno prima e poi, alla fine dell’estate, per il pascolo?
Le case sono immerse nel bosco e di coltivazioni, di canaletti per l’irrigazione che sempre appaiono in questi casi, e il cielo soltanto sa dove attingevano l’acqua, non c’è traccia, non c’è ombra.
La vegetazione è matura, mica piante pioniere circondano le miande, ma pini e grandi faggi ben datati.
Per completare il quadro, poco discosta dalle case, in uno spiazzo con l’erba tagliata, ecco una piccola cappella. Proprio piccola, giusto lo spazio per l’officiante, in caso di pioggia, per non bagnarsi il cappello. A patto che la pioggia cada dritta.
Croci e cappelle sono usuali sulle vette, anche su quelle secondarie, ma questa ha qualcosa di diverso.
Forse perché lo sguardo può entravi soltanto attraverso un’angusta grata.
Eppure i segni sono quelli soliti. Una Madonna in una nicchia, un quadro sulla destra che non ci riesce di vedere: scorgiamo soltanto un bambino e una pecora.
I simboli religiosi e i santini, invece, non sono stretti stretti gli uni agli altri, ma posti in modo da poter respirare.
I fiori sono finti, forse perché portarli veri sarebbe davvero disagevole. O forse perché costerebbe troppo; non sempre la fede s’accompagna alla generosità. O più semplicemente perché i denari possono essere meglio usati in altre attività.
Non possiamo sapere; nessuna risposta alle domande che le miande e la cappelletta del Malvicino pongono.
Potremmo indagare, ma il lasciare tutto nel dubbio, nello sfumato, ci affascina, ci piace. Perché andare oltre, entrare ancor di più nella vita di gente che non abbiamo conosciuto. Perché non limitarsi ad osservare, ammirare e gioire d’esser lì?
Un’unica riflessione ci sia concessa. In quota, forse perché arrivarci costa fatica, forse perché s’è più vicini al cielo, sembra che la fede e la religiosità popolari siano più salde. Una bella cosa.
Peccato che in quota abiti poca o nessuna gente.
Se tutti abitassimo lì, il mondo sarebbe migliore.

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