I ‘Ciatin’

‘Vorse’ in fiore

La monotonia marrone dei boschi ancora in veste invernale è a tratti interrotta, qua e là, da macchie giallo chiaro. Per la precisione color gelato crema e limone. Colore bello, tenero, colore di primavera.
Sono i salici delle capre.
Non sono i primi a fiorire. Li precedono i noccioli, le primule e, complice lo sconquassato clima, fiori vari, dalle false ortiche alle pratoline, dalle scille silvestri alle persicarie: fiorellini minuti, gentili all’occhio, a carezzarlo.
Il salice delle capre, Salix caprea per i sapienti, Vorza o Vorsa per la mia gente, è il primo, però, a dare grandi dimensioni alla sua fioritura: un albero intero.

‘Vorsa’, fiori maschili

Soltanto le piante maschili sono giallo chiaro, perché in questa specie, che presenta sessi divisi su individui distinti, i fiori femminili sono meno appariscenti: bellissimi anche loro ma semplicemente verdi.
Un po’ come succede per la maggioranza degli uccelli, che riservano ai maschi i colori vivaci:
ma mentre per loro è facile capire il motivo del dimorfismo – le femmine sono più dimesse per potersi mimetizzare durante la cova, che le costringe all’immobilità per decine di giorni – nel caso dei salici lo scopo dell’apparente ingiustizia ci sfugge. Ma, certi come siamo dell’infallibilità delle leggi naturali, sappiamo che una ragione ci deve essere: forse perché il giallo attira maggiormente gli insetti?

‘Vorsa’, fiori femminili

In compenso, al tempo dei semi maturi, per farli volare lontano la Vorza femmina li avvolge di bianca lanugine, così che quando il vento li raccoglie e disperde sembra che nevichi, e la terra, a tratti, diventa bianca. La neve, una magia pari a quella del colore giallo bianco da gelato alla crema e limone dei fiori maschili.
Conosciamo invece i nomi dialettali dei fiori della Vorza, nomi poetici, fatti per gioco, per preparare i cuori alla primavera. Ciatin, gattino, è il più ricorrente, con le varianti Mignin e Migni-ne, micini e micette. Il motivo qui è chiaro: i fiori, essendo tardo invernali, tempi quindi di possibili gelate, per proteggersi dal freddo sono coperti da fitta peluria, morbida e dolce al tatto, piacevole a carezzarsi, proprio come la pelliccia dei gattini, o dei mici, se preferite.
Tanta ricchezza di linguaggio, e poesia, era frutto dell’osservazione del mondo quando i tempi erano lenti, slow bisognerebbe dire oggi, o slowly, quando si potevano alzare gli occhi per lasciarsi affascinare da un fiore, per schiudere un sorriso.
Noi continuiamo a farlo, ci piace tantissimo, perché siamo fuori moda, siamo out; forse perché siamo vecchi.
Sorridere a un fiore ci colma di dolcezza e speranza per la bella stagione che verrà.
Che ci spingerà ancora una volta a correre. Per gioco, non per denaro.
Lasciandoci il tempo di osservarci attorno.
Parlando italiano.

‘Vorsa’, fiore maschile