‘Dop en temp ai na ven n’aut’

L’articolo per oggi, in verità, ce l’avremmo. Frutto di una passeggiata di qualche giorno fa, prima del ‘coprifuoco’.
Ma parlare di spazi aperti e di sguardi che si spingono lontano all’orizzonte ci sembra inopportuno. Sfacciato. Per quanti sono chiusi in casa. Senza paesaggi belli davanti agli occhi.
Dunque questa settimana soltanto qualche foto stagionale di repertorio, e qualche riflessione.
Sul Covid-19, ovviamente. Sul verme, come lo chiamiamo amichevolmente.
Perché la prima cosa da fare quando abbiamo paura, è cercare di sorridere, su noi stessi per cominciare, e poi su quanto ci spaventa.
Dopo riflettere è più facile.

Ci siamo sentiti onnipotenti per tantissimo tempo.
Capaci di superare le barriere geometriche, negando che il mondo sia finito; capaci di superare il tempo, con il lavoro h 24 – come si dice orribilmente; capaci di superare l’infinito, tanto da parlare di crescita eterna come di una cosa vera.
Poi se ne arriva un verme piccolo piccolo che nemmeno vediamo e ci scopriamo impotenti e pieni di paura: di morire innanzi tutto, noi che la morte l’abbiamo teatralizzata per farne spettacolo e mostrarla diversa da quello che è: un fatto naturale, non da baraccone, tragico. Perché la vita infinita non l’abbiamo ancora scoperta.

Due proverbi.
A sciupi an’aria prima o poi at ven en facia. A sputare in aria prima o poi ti viene in faccia. Queste parole erano dedicate alle persone tronfie o spregiudicate che ne sapevano sempre un pezzo più degli altri, o che non si fermavano davanti a nulla pur di raggiungere i loro scopi.
La lege dla lapinera. La legge della conigliera. Se in una conigliera possono stare cinque conigli, non fare il furbo a farcene stare dieci. Prima o poi si ammaleranno e resterai con la conigliera vuota. Si tratta di una variazione del detto: chi troppo vuole nulla stringe.
Fantasie, ovviamente. E ognuno può interpretarle come preferisce.

Gli animali quando sono in difficoltà fanno gruppo e non si combattono più.
Vale per gli uccelli durante le migrazioni e nei rigidi inverni, per i pesci in occasione di gravi siccità, per gli insetti durante le tempeste e i temporali. E certamente per altri che non abbiamo avuto la ventura di osservare, e ammirare. Come dire: l’unione fa la forza e le avversità si affrontano uniti.

Per difenderci dal verme potremmo partire da queste considerazioni e condirle di umiltà, solidarietà, comprensione.
Non tutti i mali vengono per nuocere, afferma un altro adagio e ancora: dop en temp ai na ven n’aut, dopo un tempo ne viene un altro, sottinteso migliore.
Ammettiamo di essere degli inguaribili ottimisti, ma noi il verme lo vediamo così: da combattere e da difenderci ma da cogliere quale occasione per ricominciare. Meglio.

La prossima settimana, verme permettendo, parleremo nuovamente della splendida Valchisone terra bella.