ll sentiero dei pini

Villar Perosa

Villar Perosa

A Pramollo, partendo dal villaggio dei Ribetti, a Est del Colle di Lazzarà, si può seguire un antico sentiero, quasi pianeggiante, che viaggia verso lo sbocco della valle e lascia spaziare gli occhi su un orizzonte ampio, fino al Monviso, fino alle Alpi del mare.
Si cammina su un fondo selciato in un bosco nato da poco a rivestire quelli che erano campi coltivati e rigogliosi.
Dopo un po’ una radura, ad allargare il cammino e a mostrare, al centro, una bellissima casetta, una mianda, dei Ribetti. Così si chiama quel luogo, come recita una scritta sulla porta della baita.
Un tempo i luoghi prendevano il nome dalle famiglie che li frequentavano o che li possedevano.
La baita è bella perfetta conservata, come costruita da qualche anno soltanto. Una stalla e, sopra, una stanzetta, col tetto per soffitto a lasciar passare molta luce e pure molto vento. Servivano soltanto in estate le baite. A volte erano usate pure per conservare il fieno, ma per quello, più spesso, si ricorreva ai fnìe, i fienili a forma di pera allestiti direttamente nei prati che producevano il fieno.

La mianda di Ribet

La mianda di Ribet

Se ci fossero ancora le persone, quella baita apparirebbe come 100 anni fa: intatta e fiera.
Poi il sentiero continua lasciando intravvedere, poco più avanti, un bosco fitto e scuro, verde di pini.
Una deviazione porta a San Germano; San German, indica nella vecchia lingua dei padri un cartello.
Dritto invece si entra nel bosco e subito si è presi dal profumo, che quello dei pini è particolare, e dalle ombre al suolo, che gli aghi rendono bizzarre. Avanti dritto tra tutte quelle suggestioni, verso il Poggio dei Pini, Bric di Pin, nell’antica lingua.
Sulla terra del Chisone non esistono colline o montagnole o rilievi dolci, a evocare il termine ‘poggio’. La terra che s’alza verso il cielo è ovunque aspra, severa se pur bellissima, e arcigna, e allora i padri dicevano bric, che suona secco, deciso e duro: non poggio. Per una questione di natura, di verità delle cose.
Si cammina un po’ prima di giungere al bric, dove scompaiono gli alberi e la luce si fa grandissima: come su un balcone.
Il Poggio Pini, infatti, sfocia su un balcone roccioso a cavallo tra le valli del Chisone, che vien da lontano, e del Risagliardo , che invece arriva proprio da lì, da Pramollo. Uno sperone di roccia immane a dividere le piste di due acque.
Il panorama incanta e il pensiero vola, su Villar Perosa, su Pinasca e su San Germano e, ancora, sotto una lontana linea di nebbia, sulla pianura. Come un grande uccello incantato.
Il Bric di Pin è una delle espressioni più belle delle Valli del Chisone. Ed è facile raggiungerlo, anche con la neve se non si rompono troppi rami a ingombrare il sentiero. Di norma è tenuto bello da qualcuno che gli vuole bene.
Un regalo per chi, dai Ribetti, volge lo sguardo e si dirige a Est, senza guardare il cartello che annuncia “Percorso naturalistico”. La cosa meno bella tra mille splendide su cui si possono posare gli occhi.

Non dategli retta, a quel cartello ossuto, e volgete decisi verso il sole nascente, sulle orme dei padri, e rimarrete incantati.

Le  Alpi del mare

Le Alpi del mare

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