Cucetto

La vetta di Cucetto

La vetta di Cucetto

Cucetto è un monte, piccolo, modesto, sui 1700 m di altitudine, sopra Pinasca. Un monte da nulla si potrebbe pensare. Ma non pensatelo. Da Cucetto la vista spazia sulla pianura, sui monti circostanti, sulla maestà del Monviso, sui villaggi del Vallone di Gran Dubbione, sulle strade e sull’immensità del cielo. Cucetto è, nel silenzio di una giornata di fine inverno, un luogo magico dove lasciar scorrere i ricordi e le emozioni.
Mentre risali il sentiero che parte da una curva, lungo la strada per Gran Dubbione, poco prima del Colle di Serremarchetto, il bosco già ti invita a dimenticare affanni e problemi. I faggi maestosi anche senza il fogliame sono i guardiani silenziosi di un mondo incantato, lontano dalla frenesia dei nostri giorni ricolmi di troppo che alla fine ti lasciano svuotato di tutto.
Oltre la metà del percorso, un curioso ed enorme masso sembra sbarrare la strada. Sotto al masso c’è una nicchia. Chi potrebbe rifugiarsi sotto questo insolito tetto?

Una balma

Una balma

Il vallone di Gran Dubbione con i suoi framasun, entità sovrannaturali che da sempre abitano la valle, è lontano, sull’altro versante. Eppure uno strano turbamento prende il sopravvento.
La fantasia si scatena e con essa anche la paura perché quegli spiritelli, dispettosi, inclini alla burla ma anche spaventosi nelle loro apparizioni, destano idee di fuga.
Scacciati i pensieri irrazionali, sollevato lo sguardo, ritrovi la forma amica dei monti che coronano la poco lontana Val Germanasca e che corrono incontro a quelli dell’alta Val Chisone.
La sagoma inconfondibile del Monviso sembra osservarti e così confortato da tale sguardo riprendi il cammino per salire ancora, per raggiungere il pendio erboso, ricco pascolo estivo per le vacche, che conduce a Cucetto.
Una strada sterrata spezza il pendio e conduce ad una casetta posta a servizio di un ripetitore radio. Una strada costruita con fatica per garantire un facile collegamento con un punto di fondamentale importanza per le comunicazioni. Il pensiero vola lontano verso un amico che ha contribuito alla realizzazione di questo tracciato e che ora lo vede dall’alto, dall’immensità di quel tutto che cattura il nostro ultimo respiro.
Cucetto è lì, nella sua semplicità e nella sua grandezza. Oggi è giorno di sole ma quando la nebbia avvolge la pianura è la sola Rocca di Cavour che emerge come isola nell’oceano.
Ancora il Monviso riempie lo sguardo e per sfuggire alla solennità di quella vetta trovi rifugio nella corona di creste che chiudono il Vallone di Gran Dubbione nella parte sommitale.
La Punta della Merla mostra i suoi versanti e, più lontano ancora, la Punta dell’Aquila che con i suoi 2119 mt rappresenta il punto più elevato del territorio pinaschese.
In basso, il Vallone di Gran Dubbione mostra l’ampiezza di un territorio che un tempo lontano fu abitato da oltre mille persone e mostra le strade, le piste forestali e i sentieri che conducono verso la stessa Val Chisone o la Val Sangone. Una storia millenaria quella di Gran Dubbione, una storia tessuta con tenacia da uomini e donne, una storia da raccontare.
(C. Reymondo)

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