
A Prali, Ghigo di Prali per la precisione, ci sono tre campanili in poco più di cento metri. E ti dici: come sono devoti da queste parti, forse perché sono in pochi.
Un campanile è alto slanciato e bianco, si vede subito che è moderno. Diverso, assieme alla chiesa grande che gli sta accanto. L’hanno fatto i Cattolici.
Un altro più in là è tutto a pietre: anche lui è moderno, ed è a fianco di un’imponente costruzione;
questo è Valdese.
Le fan sempre grandi le case del Signore, che pur è nato in una stalla.
L’ultimo campanile, incastonato tra le case, è il più bello; forse per questo si nasconde in mezzo alle altre pietre. Bianco, mostra che ha vissuto tanto tempo. Valdese ma, scopri presto, non serve più al Culto: ne hanno fatto un bel museo.
Lo spiega Elvio che ci guida a visitarlo e ci illustra quel ch’è stato. Ci mostra in foto i volti dei vecchi della sua religione, ma non parla male delle altre; ci spiega il perché delle cose ma non dice che son le uniche corrette. E ci racconta pure di se stesso, senza sparlare d’altra gente.
Se avessimo incontrato il Sacerdote della chiesa dal campanile moderno e bianco ci avrebbe detto circa le stesse cose. Perché tutti e due son Cristiani, e prima ancora uomini.
Non è sempre stato così.
Il campanile bello che si nasconde pudico, è ancora in piedi perché se l’avessero bruciato, i non Valdesi, avrebbero bruciato pure le case, che non avrebbero potuto più occupare e abitare.
Quanto tempo e sofferenze per scoprire ch’è meglio vivere in pace.

Bisognerebbe chiedere alla gente di Ghigo di spiegarle in altre terre queste cose belle, a risparmiare dolore e sangue stupidamente sparso.
Ma a Prali c’è la neve e non la sabbia del deserto.
Forse servirebbero libri liberi all’aperto per chi vuol sapere senza dogmi. Come ci sono nell’atrio del vecchio forno a Ghigo. Forse serve ancora tempo per scoprire quant’é bello vivere fratelli. Perché tutti umani.
Peccato.
Pensare che basterebbe una breve passeggiata, meno di cento metri, per imparare.
