
C’è una pietra nelle valli, in particolare dove scorrono le Germanasche, che è davvero particolare.
Innanzi tutto perché è bianca, liscia e lucida al naturale, meglio del marmo che per luccicare ha bisogno d’esser lavorato; poi perché si lascia graffiare con un’unghia, e ti fa sentire potente il poterlo fare; infine perché è grassa: ti unge le mani senza macchiarle e le fa scivolare, te le fa da carezza fine fine, da porgere al viso, da ricordare.
I vecchi la chiamavano Tera bianca, Terra bianca, questa pietra speciale.
I sapienti parlano di Talco, d’un silicato di magnesio; e dicono che è tenera così per via del modo con cui son legate le sue parti: raccontano di faccende tra atomi. Son sapienti…
La Tera bianca veniva scavata nelle miniere, con fatica terribile e portata al sole a forza di braccia e colpi di piccone. Da contadini divenuti minatori. Per un tozzo di pane in più ai figli, e pure per un companatico migliore.
La Tera bianca, macinata, serve a un mucchio di cose: medicine, belletti, lubrificanti e tante altre specialità; come il borotalco, cioè il Talco macinato fine fine e aggiunto d’un pizzico di profumo: una delle massime invenzioni dell’umanità.
Giocare con il Talco macinato è una gioia tra le più pure e intense riservate al tatto. Perché sembra un liquido, scappa, prende la forma che vuoi e se te lo passi a palmi pieni da una mano all’altra, ti avvolge ma non ti bagna e non ti sporca: carezza con dolcezza, attira i sensi e li incanta.
Lavoro gramo, quello degli antichi padri, che portavano alla luce quella pietra bianca, strappandola al cuore della terra in luoghi angusti e bui, le gallerie, beffardamente chiamate spesso con nomi di fanciulla.
In quei luoghi i padri ricavavano pane per la famiglia e preparavano la loro fine.
Perché il Talco è speciale, tanto nel bene e nel bello che nel male.
Per via del silicio contenuto nel quarzo con cui convive nella terra qual fratello e che, ridotto assieme a lui in polvere finissima e respirato per anni, fodera i polmoni, li pietrifica e li uccide.
Soffocandoti piano piano.
I padri, per aver più pane, coltivavano la propria fine scavando Talco in luoghi bui con nomi di fanciulla. Una pietra speciale e magica, la Tera bianca, che ti dona mani da carezza fine fine, ti fa giocare e si lascia graffiare per farti sentir potente, e che per colpa non sua ti fa perire lentamente.
Oggi di Talco, nelle valli intarsiate dalle Germanasche, non si muore più; ma chi scava lo fa sempre per un tozzo di pane, e chi fa scavare s’arricchisce ancora senza procurarsi calli alle mani. Un’ingiustizia perpetrata.
Come se una cosa bella, anzi, magica, dovesse per forza avere sempre un contraltare da demonio.

Ma la colpa non è del Talco, della sua bellezza, dei sapienti che lo studiano e dei sognatori che lo cantano: oggi come ieri è dell’uomo, avido e inutilmente ingordo.
(Consulenza scientifica Roberto Compagnoni).
